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Relazioni Pericolose

Quando parlammo dei “furbetti del quartierino” elencammo una serie di politici (di destra e di sinistra) che si erano distinti per “eccesso di legittima difesa” nel caso Fazio. Come ben saprete, quei politici non godono della nostra stima. Chi per scarsa lungimiranza, chi per miopia politica, chi per comuni militanze o favori da avere (o già avuti), un pò tutti hanno sostenuto il duo Fiorani-Fazio. Da Forza Italia ai Verdi, passando per la Margherita. Sopratutto Lega e An si sono distinte, con il partito di Bossi a fare da “ultimo giapponese” nel fortino del Governatore. Bene,anzi male. Malissimo. Perchè c’è una strana tendenza: quella che tende ad omologare il trio Fiorani-Fazio-Ricucci e il duo Consorte-Sacchetti. Sicuramente una connessione c’è ma non è quella che vogliono farci credere. Il teorema sussurrato è questo: Consorte-Sacchetti avevano l’appoggio della sinistra, Fazio-Fiorani-Ricucci quello del centro-destra. Il tentativo, maldestro, è quello classico di tirare tutti nel minestrone delle polemiche per poi dire: tutti colpevoli, nessun colpevole. E’ vero, nel centrodestra c’è chi, per interessi personali o scarsa capacità, ha difeso allo stremo l’operato di Fazio. Si è trattato,però, di casi personali, di rapporti non-politici, spesso di comuni militanze (partitiche o religiose). Niente di più diverso dal rapporto organico che esiste tra Cooperative, Unipol e Ds. Qui non stiamo parlando di rapporti personali di alcuni esponenti diessini con i vertici di unipol o delle cooperative. Qua stiamo parlando di un bel pezzo della nostra economia che è fortemente legato al partito di maggioranza dell’attuale opposizione. E che controlla, senza nemmeno un pò di pudore, un’assicurazione e un gruppo bancario. Per avere numeri bianco su nero, leggetevi Paolo della Sala. Il problema non è fare la gara a chi era più compromesso nelle due scalate. Il problema è ammettere una volta per tutte che esiste uno stato nello stato, un’economia nell’economia. Che riguardava e riguarda una parte politica ben precisa. E bisogna ribadire che la gestione degli appalti pubblici in alcune regioni porta a un corto circuito istituzionale per cui le cooperative “rosse” godono di mano libera e di ampi spazi. Che non vengono utilizzati per i fini mutualistici propri delle coop, ma che servono per finanziare Unipol, per scalare Bnl e per far dire a Fassino: “Ma allora siamo proprietari di una banca?”