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Sfogliando l’album di famiglia

Deve aver provato un forte senso di disagio, Piero Fassino, l’altroieri. Accerchiato da destra e sinistra ha sibilato:

Pur di non perdere sono disposti a uccidere l’avversario.

Gli devono essere venute in mente le trasmissioni di Michele Santoro, le parole di Enzo Biagi in prima serata contro il Premier, le invettive dell‘Unità, il treppiede del suo compagno di partito la notte di San Silvestro e tutto il resto. Dal “Berlusconi mafioso” al “nano di Arcore“. E il disagio è aumentato a dismisura quando ha ripensato al corto circuito tra giustizia e politica. Quando gli sono venute in mente le veline degl ufficiali giudiziari ai principali quotidiani italiani e si è ricordato di come soffiavano in casa diessina sulle braci giustizialiste. C’era Berlusconi di mezzo,tutto era concesso. Gli è venuto il magone a pensare he aveva sognato di cavalcare quell’onda rossa anti-berlusconiana e si è trovato invece disarcionato da una leggerezza, da una telefonata che ha detto tutto sui rapporti tra il partito di cui è segretario e Consorte. E allora quella frase rabbiosa. Detta probabilmente pensando ai suo compagni, guardando l’album di famiglia.