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Guerra assimetrica

E’ una guerra assimetrica,questa campagna elettorale. Sono ufficialmente saltati gli schemi, Prodi e Berlusconi ormai viaggiano più sull’istinto che sulla ragione. Il problema vero è: a chi giova tutto questo. Dice la BBC, e dice bene:

Veterano di battaglie nelle aule di giustizia, Silvio Berlusconi ha fegato, fascino e un certo carisma. Al contrario Romano Prodi è piuttosto scialbo, conosciuto come il “professore” e non rinomato per le sue capacità di comunicazione.

E chiosa il Magazine del Corriere:

In rialzo presso l’elettorato di centrodestra, l’indice di simpatia di Silvio Berlusconi, passato dal 75 all’87% tra dicembre 2005 e gennaio 2006. […] Romano Prodi, invece, perde terreno nei confronti del suo elettorato, dal 78 al 72%.

Se poi analizziamo anche le ultime uscite del leader dell’Unione ci accorgiamo che la strategia di Berlusconi è chiara: portare l’avversario sul proprio terreno e farlo sembrare inadatto. Prodi ha sicuramente un pregio, riesce a parlare semplice e diretto, anche se non è coinvolgente. A “Porta a Porta”, pur se contenutisticamente imbarazzante (basti pensare che non era a conoscenza del sistema di tassazione sui risparmi) era risultato comprensibile, semplificatore e diretto. Evidentemente la strategia non pagava. O meglio: il recupero e il forcing di Berlusconi misero fretta ai leader dell’Unione,che decisero di svoltare. E’ partita da lì una campagna “berlusconiana”,fatta di grandi slogan: “Cuneo fiscale -5%” oppure “2500 euro a tutti inuovi nati”. In questo campo Prodi non è convincente, ma non è tutto. Commette un errore madornale: sembra correre da solo, la coalizione non lo segue più. Così mentre lui si spende in “fughe in avanti” che necessiterebbero del pressing mediatico alleato, i partiti che lo sostengono sembrano volgere il capo altrove, parlando d’altro. Accade, così, che sul giornale ci finiscano Luxuria e Ferrando, con Prodi che parla al vento. Berlusconi utilizza tutt’altro sistema. Innanzitutto sa che per vincere deve richiamare a votare i “suoi” e allora predica ottimismo, espone programmi chiari e largamente condivisi. Alle sue uscite,seguono sempre quelle degli alleati che finiscono per rafforzare l’idea di un programma comune, di un obiettivo chiaro e di un modo di intendere la politica più vicino a quello della gente. E’ stato così per le pensioni minime, la tremonti-ter, l’abbassamento di un punto all’anno del cuneo fiscale (senza intaccare i contributi previdenziali), la fiducia nel recupero della Cdl (di ieri e l’altroieri le affermazioni di tutto ottimismo di Casini e Fini) e il quoziente familiare. Prodi,cercando la rincorsa sul rivale, rischia di implodere e di arrivare sfinito al rush finale. Questo Berlusconi lo sa bene. E allora lo tiene lì, lo lascia fare e dire. Ben sapendo che l’idea che sta dando ai moderati è quella di un leader che parla mentre il resto dell’esercito non lo segue. L’instabilità politica diventa instabilità mediatica e comunicativa,specchio e cartina da tornasole di una coalizione che non è mai stata unita. Finita la demonizzazione dell’avversario non c’erano più argomenti. Berlusconi sta vincendo un’altra volta, e nel centrosinistra se ne sono accorti.