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Qualcuno straparla di giuslavorismo

Ancora una volta,si sono sbagliati. Hanno strillato che, secondo i dati Istat, nemmeno l’occupazione cresce più. Anzi, ristagna. Peggio,diminuisce. Oh,signor. Ma vuoi vedere che adesso pure la legge Biagi non va bene? Vuoi vedere che l’Istat riesce ad unire ciò che Dio ha creato diviso (cioè Enrico Letta e Diliberto)? E vuoi vedere che riusciranno a fare tutto questo in nome dell’abrogazione della Legge Biagi? Che poi chiamatela Legge Biagi, Legge Maroni, Legge Sacconi, come vi pare. Chiamiamola Legge 30, così vi passa il prurito. La legge 30, quindi. Quella che ha fatto scendere la disoccupazione ai minimi storici dal dopoguerra. Quella lì. Quella nata con il chiaro intento di incentivare forme di flessibilità nuove, di migliorare la fruibilità del part-time e di far emergere il lavoro sommerso. Quella poi criticata da Rutelli che dice: non aumentano i posti, emerge il lavoro nero. Come a dire: questa legge funziona e io ve lo rinfaccio. Misteri del Giuslavorismo, o troppa vicinanza a Treu. Ma poi arriva l’Istat (di incompetenti questo paese è pieno) e scarica la sua cazzata: misura l’occupazione del 2005 non in persone fisiche al lavoro ma in unità lavorative a tempo indeterminato. Pazienza per l’indeterminazione del tempo, riescono a fare pure di meglio. Considerano l’unità lavorativa a tempo indeterminato e di otto ore giornaliere. Tutto quello che non rientra in questo standard, sta fuori. Roba che se uno dice una cosa così a un esame di Statistica lo pigliano a calci nel sedere per un semestre intero. Qui non solo nessuno dice niente, peggio. I partiti dell’opposizione rilanciano e ci marciano su. Delle due una: o mentono sapendo di mentire e,pazienza, siamo in campagna elettorale. Oppure non sanno di cosa stanno parlando e allora non meritano di governare questo paese. Una delle conseguenze migliori di questa legge è stata quella di aver facilitato l’accesso al part-time (sul modello scandinavo, chiedere a Giavazzi che lo cita,spesso, a sproposito). L’intento è stato chiaro fin dal Libro Bianco di Marco Biagi (possiamo dare a Biagi la paternità almeno di questo?); aumentare le possibilità di incontro tra domada e offerta, permettendo l’accesso al mondo del lavoro anche a chi, con un sistema troppo rigido, rishciava di rimanere ai margini; giovani e donne su tutti. In questo senso la fotografia dell’istat è imprecisa, erronea ma,sopratutto, metodologicamente sbagliata. Come se decidessi di esprimere il mio peso in litri. L’occupazione, intesa come “persone al lavoro” è,nel 2005, aumentata. Questi sono i dati reali. Se poi vogliamo distogliere lo sguardo dalla realtà, possiamo porre filtri e vincoli all’analisi statistica. Ottenendo al massimo di scoprire che diminuiscono i contratti a tempo indeterminato e a tempo pieno e aumentano forme di flessibilità in entrata. Se poi non vogliamo fare analisi da prima elementare e andiamo oltre, ci accorgiamo che, grazie a questa flessibilità in entrata, diminuisce l’incidenza dei contratti atipici (collaborazioni et similia) sul totale dei nuovi contratti stipulati. Il che significa solo una cosa: la Legge 30 funziona. Aumenta la flessiblità in entrata e permette un ricollocamento migliore delle risorse umane. Ma sopratutto offre nuove possibilità per l’accesso a posti di lavoro a tempo indeterminato. Tutto questo in un periodo di recessione economica europea, con la Germania di Schroeder che, nel solo 2005, ha creato 5 milioni di disoccupati. I teorici del giuslavorismo iper-protettivo, i sostenitori del principio “difendiamo i lavoratori sul posto di lavoro e non sul mercato” dovrebbero essere serviti. E invece no, riappaiono sempre all’orizzonte. Parlando di ammortizatori sociali a sproposito e chiedendo un nuovo intervento dello Stato, laddove lo Stato dovrebbe farsi da parte. Si chiamano liberalsocialisti. E dovrebbero occuparsi di altro.