Tags

Related Posts

Share This

L’importanza di sentirsi un Paese

La prima reazione all’editoriale del Financial Times, sarebbe stata quella di venire qui e riportarlo per intero. Così da sentire cosa avevano da dire quelli che hanno passato 5 anni della loro vita a sbraitare “Ma l’avete letto l’Economist“, “e i tuoi amici inglesi del Financial Times?!”, “E il Guardian? Eh? Letto il Guardian?” La tentazione di fare i partigiani l’abbiamo messa da parte. L’editoriale targato Wolfgang Munchau è durissimo. Non lascia spazio a repliche. Pare una condanna a morte più che un semplice “warning” sulla condizione dell’economia italiana. Fin qui,tutto regolare, tutto come al solito. Il bello viene quando il vice-direttore del giornale più citato da Vincenzo Visco stronca Romano Prodi. “Proposte sbagliate che hanno già fallito in altri paesi”: più che un giudizio un requiem. Sono d’accordo col Financial Times; Prodi propone cure che sono peggio della malattia ma il punto non è questo. Se vogliamo essere onesti dobbiamo ammettere che il FT attacca Prodi solo perchè c’è Prodi come “premier in pectore”. Ci fosse stato Fini,Casini o (peggio) Berlusconi avrebbe attaccato chi c’era, senza dubbio. I rilievi mossi non sono soltanto rilievi al programma dell’Unione, sono una condanna dell’esistente e di ciò che è stato. Berlusconi incluso. Io credo che l’Italia sia un grande paese, lo credo fermamente. E mal sopporto questa spocchia che viene da oltremanica (e detto da me è tutto dire). Non la sopporto perchè si ostinano a trattare il mio paese come una macchietta, come un simpatico gioco con cui sollazzarsi e far divertire i bambini. “Facciamoci quattro risate, vi parlo dell’Italia“: e giù sfrenati cacchinni nelle migliori redazioni del mondo. Per una volta, dimostriamogli che sbagliano. Dimostriamoci un paese con la P maiuscola. Mettiamoci attorno a un tavolo, chiediamoci cosa serve per ripartire ( o per sostenere la ripresa) e facciamolo, con intelligenza e spirito di servizio. Abbiamo l’occasione, più unica che rara, di tarpare le ali agli estremi e di mettere le forze riformiste di questo paese al lavoro. Convochiamo in una “bicamerale d’emergenza” gente come Fini, Casini, Enrico Letta, Bersani, DeBenedetti, Tremonti, Sacconi, Della Vedova, Capezzone e metteteci un pò chi volete.  Inchiodiamoli a una sedia (cosa non difficile) e facciamoli uscire da lì solo con un programma in dieci punti su cui lavorare. Su moltissimi provvedimenti (Quoziente familiare, riduzione del cuneo fiscale, Legge Biagi, Riforma Moratti) è possibile mettere da parte partigianerie e faziosità e aiutare questo paese a rialzarsi. Alla faccia del Financial Times, del New York Times, degli uccelli del malaugurio e di tutti quanti godono nel vedere questo paese andar male. Per una volta, dimostriamoci qualcosa di più di una penisola, mostriamoci per ciò che siamo: un grandissimo Paese.