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Sindacalisti su Marte

Dopo Fascisti su Marte, la fortunata serie di guzzantiana memoria che prendeva in giro le camicie nere che assaltavano il pianeta rosso, adesso tocca al pianeta rosso dare l’assalto all’Italia che fu di Benito. Paradossi della Storia. Una coalizione sostenuta da Confindustria, Corriere della Sera, establishment bancario e chi più ne ha più ne metta, è riuscita nella lodevole impresa di piazzare due sindacalisti in due delle tre più importanti cariche istituzionali della nostra derelitta Repubblica. Un ex agit-prop della Cgil, Bertinotti, e un tenace tessitore di trame di potere della cisl, Franco Marini. Per chi crede in un mondo del lavoro un pò migliore, non c’è che dire, è un brutto colpo. Sono stati elevati al rango di “padri della patria” due figure che hanno contribuito a distruggere a colpi di scioperi quel che restava di buono nel nostro sistema giuslavorista. Poco male, cercheremo di guardare avanti. Peccato che guardare avanti possa sembrare ancora più brutto. Nel suo discorso d’insediamento alla Duma,ops alla Camera, Bertinotti ha attaccato il male assoluto della “precarietà”, ha citato il 25 aprile e il primo maggio come basi della nostra Costituzione ed è ritornato a parlare di “classi”. Ecco, non ci siamo proprio. L’impressione è che qui si sia sottovalutato il problema, Prodi deve aver pensato che mettere Bertinotti lì equivalesse a toglierlo dal gioco politico, a renderlo “istituzionale”. Bertinotti userà quella carica non per istituzionalizzarsi, bensì per rendere “normale” gran parte delle sue idee (sbagliate) sul futuro che ci aspetta. Se solo un anno fa, l’idea che si abrogasse in toto la Legge Biagi pareva una scemenza, oggi dobbiamo renderci conto che a chiederlo è la terza carica dello Stato. Trackbacked to Right Nation