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Diventi la Festa del Lavoro

Diventi la Festa del Lavoro Il Primo Maggio ha radici lontane, che ci portano in America, anno 1886. Il primo maggio di quell’anno furono impiccati cinque lavoratori anarchici, accusati di essere i fomentatori di una imponente protesta volta ad affermare il diritto a non lavorare più di otto ore al giorno. La rivolta fu repressa nel sangue, ma la storia gli darà lentamente ragione. Quattro anni dopo, nel 1890, la Festa dei Lavoratori arriva in Italia. Sfidando il divieto delle autorità esistenti gli operai decidono di commemorare quella data e quei morti. Un ricordo e un monito: il ricordo di una morte ingiusta e il monito per un mondo migliore, in cui la dignità dei lavoratori fosse tutelata. Pensare oggi di celebrare quella data con lo stesso spirito di lotta sociale esistente al tempo è pura follia. Per moltissimi motivi. Primo fra tutti il fatto che non esiste un problema di dignità dei lavoratori, oggi. La regola è che chi lavora lo fa tutelato e garantito nei suoi diritti, con una retribuzione che deve corrispondere a certi crismi costituzionali e tutele sociali che hanno raggiunto livelli non immaginabili solo vent’anni fa. Non dobbiamo dimenticare il fatto,poi, che l’antica dicotomia Padroni-Operai risulta completamente superata e che alla lotta operaia si sono sostituite forme meno cruente e più efficaci come la contrattazione collettiva e il dialogo sociale. I sindacati, in tutto questo processo, hanno svolto un ruolo importantissimo di catalizzazione del dissenso e sono stati fondamentali per poter instaurare un dialogo in cui l’impresa si trovasse a discutere con un interlocutore organico, piuttosto che con un gruppo di operai in sciopero. Alla luce di queste considerazioni non possiamo non notare come, se la società si è evoluta ed è cambiata, altrettanto non hanno fatto le organizzazioni sindacali e molti partiti dell’arco costituzionale. Un breve giro per le piazze di italia oggi ci può rendere l’idea di come sia ancora attuale, per alcuni, l’idea di un primo maggio in cui il movimento operaio da a tutti dimostrazione della sua forza. Mettetevi il cuore in pace: il movimento operaio NON esiste più. Rimane come un dolce ricordo di rivoluzioni passate, di tensioni forse mai sopite ma nulla di più. E niente ci fa pensare che un movimento operaio per come lo abbiamo inteso serva di nuovo. Nonostante le irresponsabili parole del nuovo Presidente della Camera dei Deputati, la lotta sociale e di classe è finita da tempo. Al mondo del lavoro,oggi, per migliorare, serve qualcosa di diverso. Serve innanzitutto un dibattito serio che superi il modello “operaio della grande industria- otto ore al giorno- per tutta la vita” e guardi alla realtà esistente con un briciolo di realismo. Ridare un senso al Primo maggio nel 2006 significa prendere atto che nel 1886 in America dei ragazzi sono morti per rendere migliore il mondo del lavoro. Non li si può ricordare oggi, sperando di vendicare quell’ingiustizia. Ma li si può ricordare perseguendo quell’obiettivo, ambizioso e difficile, di migliorare il mercato del lavoro nel nostro paese. Trasformiamolo, questo primo maggio; facciamolo diventare il giorno in cui ci si ferma un attimo a pensare a come migliorare le condizioni dei giovani che cercano un nuovo lavoro e degli anziani che lo perdono senza poter accedere alla pensione. Un concerto,seppur grande, seppur imponente, seppur fatto con le migliori intenzioni, non serve a niente. Lo stesso dicasi per le sfilate dietro a uno striscione; anche se oceaniche, sono del tutto inutili. Serve uno sforzo comune, per capire che non si può vivere di odio sociale per tutta la vita e per comprendere appieno che, finita l’era delle proteste selvagge, bisogna dare il via a quella delle proposte serie. Tutti insieme, nessuno escluso. Perchè non ci siano più padroni e operai ma attori di un mondo del lavoro nuovo, in cui manodopera e imprenditoria si incontrano. Solo così potremo tornare ad essere competitivi, solo così potremo tornare ad essere quel grande paese che siamo. Grazie direttore!    Grazie Daniele!