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La speranza è ancora Silvio

Domenico ha mille ragioni per scrivere questo post. E’ del tutto logico,in un paese normale, che un leader di partito (e di coalizione) in sella dal 1994 ceda il passo a qualcun’altro. Specie dopo aver perso le elezioni, seppur di poco. Tutto vero, ma questo non è un paese normale. Ha una sinistra “antagonista” fortissima, la sinistra riformista e socialdemocratica (normale sparring partner dei conservatori in tutto il mondo) qui rappresenta una minoranza dell’intera “gauche” e,sopratutto, la destra è ben lontana dall’essere una composizione armonica e moderna pronta a camminare da sola. Berlusconi in questi cinque anni di governo ha dimostrato di essere l’unico in grado di aggregare una coalizione che va da Bossi e Tremaglia a Follini e De Michelis, di dargli un programma di govern o e di non cadere alla prima difficoltà parlamentare. Ma ha fatto di più: è stato l’unico, in tutta la storia Repubblicana, capace di mobilitare l’elettorato a tal punto da riuscire quasi a vincere una tornata elettorale in cui aveva tutti contro. Sindacati, Confindustria, Poteri Forti, Giornali e presunti intellettuali. Liquidarlo come una semplice “deriva sudamericana” è poco elegante. Quest’uomo coi suoi difetti, le sue scarse basi politiche, il suo fare istrionico ha dato cittadinanza politica a milioni di persone che non l’avrebbero avuta,ha sdoganato la destra italiana, ha ricucito i rapporti con la parte irrequieta e produttiva del paese (il nord per capirci) e ha dato un minimo di modernità a questo paese. Se parliamo di Legge Biagi, di grandi opere, di un’Italia protagonista sul palcoscenico internazionale, di Riforme radicali è perchè c’è stato un governo che,con i suoi mille difetti e con tanti sbagli, è riuscito a far passare qualche idea, è riuscito a entrare negli ingranaggi dello Stato più irriformabile del mondo riuscendo a muovere qualcosa. Fatto l’elogio, facciamo un pò di fantapolitica. Supponiamo che Silvio accolga l’appello e si tolga dalle scatole. Ammettiamo per un attimo anche di creare un grande partito unico di centrodestra (ma ha senso con questo sistema elettorale?) e ammettiamo che Silvio Berlusconi (unico a crederci, unico a lottare quando gli altri si preparavano a perdere. Ricordiamocelo questo) decida di rimanere un “padre nobile” senza entrare nell’agone politico in prima persona. Che si fa? Chi prende in mano le redini della situazione? Casini no, Fini forse. Tutti sanno della mia stima per il leader di An,ma guardiamo ai fatti. Guida un partito diviso in tre correnti (a essere ottimisti),un partito che non riesce a gestire e che solo uno scandalo estivo (le conversazioni tra La Russa e Gasparri riportate da un giornale) gli ha permesso di tenere unito. Un partito lontanissimo dall’essere un esempio di “destra moderna”, pieno com’è di elementi di destra sociale e di ex missini nostalgici. Siamo seri: se oggi Fini prendesse in mano la Cdl,esploderebbe nel giro di un autunno. Anche perchè difficilmente Casini gli lascerebbe la leadership senza prima tentare una guerriglia che finirebbe col dilaniare il (futuro) partito unico dei moderati. Se c’è una speranza, una sola di tenere unito tutto questo,quella speranza si chiama Silvio Berlusconi. E,detto tra di noi, è anche l’unica speranza che hanno i liberali di ottenere un minimo di visibilità. Nota,infatti, che in un modo o nell’altro quelli che noi definiamo “liberali di riferimento” (Martino, Della Vedova,Biondi, Costa) sono tutti esponenti di Forza Italia (o eletti in quelle liste). Nè An nè l’Udc hanno mai concesso ospitalità politica ai liberali, nemmeno lontamente. E,sempre detto tra noi, ricordo che in Forza italia risiedono le uniche istanze progressiste di questo centrodestra (mi basta pensare ai diritti civili). Silvio Berlusconi ha una grossa colpa, per cui è odiatissimo. Ha letteralmente rovesciato il tavolo della politica: ha aggregato gente che di politica non si era mai occupata, ha rotto il dualismo dc-pci che martinazzoli e occhetto tentarono di riproporre, ha salvato un’intera classe dirigente orfana del “socialismo dal volto umano” di Bettino Craxi, ha fatto diventare la riduzione delle tasse e il federalismo temi su cui i politici italiani devono confrontarsi ogni giorno e,sopratutto, ha riportato l’Italia al fianco degli Stati Uniti. Ha fatto troppo, per poterlo liquidare così. E gli altri hanno fatto troppo poco per meritarsi la mia e nostra fiducia. Dimostrino di essere dei leader coraggiosi e,forse, ne riparleremo. Per questo, caro Domenico, la porta dei sogni chiudila tu.