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Ripartire da Vicenza

C’è stata anche su questi schermi la tentazione di pensionare Berlusconi, di chiedergli un profilo più basso, di invitarlo ad accettare il compromesso. Ci eravamo sbagliati, è giusto ammetterlo. In questi giorni ci è capitato tra le mani il discorso di Berlusconi a Vicenza, proprio mentre Romano Prodi afferma che sono da attribuire a lui i meriti del rinnovato gettito fiscale italiano. Così,come se la lotta all’evasione di Giulio Tremonti debba per forza essere stata inefficace, così perchè l’ha fatta Tremonti, mica per altro. In quel discorso c’era tutto Berlusconi, ma c’era anche un bel pezzo di noi: l’attacco ai poteri forti, la sfida a Montezemolo, il ripudio del comunismo al caviale di Della Valle, l’elogio dell’ottimismo e dell’imprenditore che “sta sui mercati”. E’ difficile chiedergli un passo indietro,non ci riusciamo. Perchè un passo indietro significa immobilismo, perchè un passo indietro significa ritornare indietro di anni. Perchè significa, in una parola solo, consociativismo. Quel consociativismo che ha fatto diventare l’Italia una Repubblica sindacatocratica, quello che ha creato il debito pubblico, le tasse altissime, lo stato oppressivo. Non la vogliamo un’Italia così. Noi vogliamo un’Italia libera e orgogliosa, in cui fare impresa sia facile e gratificante, in cui si paga un equo tributo allo Stato. Uno stato in cui siano rispettati i diritti degli individui, uno Stato che si ritrova tutto nel motto di Forza Italia: cattolico ma non confessionale, laico ma non laicista, liberale, popolare,nazionale e di respiro europeo. Un motto tradito dagli stessi dirigenti (locali e nazionali) di F.I. Dirigenti che pensano agli accordi trasversali, alle ammucchiate con la Margherita, alle grandi coalizioni per non cambiare nulla. Per sete di potere, per smania di poltrone, non certo per rendere migliore questo paese. Un paese che ha bisogno di riforme decise,anche se impopolari. Un paese che ha bisogno di liberarsi dei moltissimi lacci che lo frenano. Un paese che necessità di essere “più americano e meno francese“. Un paese con meno burocrazia e più sussidiarietà, con meno rendite di posizione e più meritocrazia. Per fare, per crescere, per essere liberi.