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Motore del cambiamento, 12 anni dopo

Quelle perse dal centrodestra per 24000 voti sono state elezioni di un’importanza unica, che va ben oltre la designazione di un governo in luogo di un altro. Sono state elezioni che hanno dimostrato come in Italia esista un altissimo numero di persone (vicine alla metà) che costituiscono il silenzioso popolo del centrodestra. Silenzioso mediaticamente e, spesso (elezioni amministrative e referendum in testa), diffidente delle urne, al punto dall’essere pronto a disertarle quando non mobilitato. Pensare o ripensare un partito significa innanzitutto capire con quale elettorato bisogna relazionarsi ed è questo che Forza Italia deve sforzarsi di fare. Guardando dentro al risultato elettorale del centrodestra, ascoltando gli umori dei circoli e delle sezioni locali dei partiti ci si accorge che il blocco di riferimento della Casa delle Libertà si percepisce come un qualcosa di unitario, con un “fusionismo” da partito unico che anticipa (o sollecita) le mosse dei loro leader. Se Forza Italia decide di riprendersi la centralità che le spetta in virtù del risultato delle urne che la vede come primo e maggioritario partito della coalizione, deve iniziare a ragionare in questa prospettiva. E la prospettiva, inutile ripeterselo, parte dall’aggregazione delle componenti con maggiore omogeneità culturale e politica della Casa delle Libertà. Forza Italia e An, prima di tutto. Seguite da Riformatori Liberali, Socialisti, Repubblicani e tutta quella galassia “liberale e riformista” che ruota a vario titolo attorno alla Cdl. Non si può a mio avviso prescindere da questo dato se si ha la pretesa, fondatissima, di ritornare ad essere protagonisti a ogni livello di governo. Il ruolo del partito “azzurro” è, in una prospettiva come questa, fondamentale. Solo Forza Italia possiede il consenso elettorale (più di metà coalizione è rappresentata dal partito di Silvio Berlusconi) per compiere un’accelerazione in questo senso, solo Forza Italia ha un leader capace di guidare un partito come questo e solo Forza Italia ha un patrimonio culturale e politico adatto ad essere centrale in un progetto unitario. Per essere accettata, un’idea così innovatrice, deve partire dal basso, con una forte spinta ideale. La trovata di Silvio Berlusconi di costituire i “circoli della libertà”, che aggreghino i militanti di tutti i partiti della Cdl, risponde al tempo stesso all’esigenza di unitarietà e a quella di una rinnovata azione politica. Ripartire da quello che Berlusconi ha detto al meeting di Comunione e Liberazione potrebbe essere un ottimo modo di iniziare a (ri)organizzarsi. I Circoli potranno essere uno strumento essenziale per radicare sul territorio le strutture di un nuovo partito unico che finirebbe col nascere con una spiccata matrice forzista. Un partito che diventerebbe ciò che Silvio Berlusconi aveva progettato nel 1994 e che si è arenato nelle secche di un sistema elettorale che ha dato troppa forza contrattuale a partiti e correnti largamente marginali, bloccando di fatto il cambiamento.  Un movimento liberale di massa,dunque, fermo nei suoi valori, occidentale e atlantista. Tutto questo potrà nascere a patto che i circoli riescano a far sentire la loro vicinanza ai cittadini; evitino, insomma, quella sindrome “da abbandono” che serpeggia tra l’elettorato moderato in questi primi mesi di governo Prodi. Forza Italia ha,insomma, una volta ancora, la grande occasione di giocare un ruolo fondamentale nella vita politica di questo paese. Archiviati i cinque anni di governo e metabolizzata la sconfitta al photofinish passa di nuovo per gli “azzurri” la possibilità di innovare lo scenario politico e,con esso, la struttura economico-sociale italiana. La classe dirigente ha le possibilità,il carisma e il seguito di diciannove milioni di elettori che si sentono orgogliosamente di “centrodestra”. Uomini e donne che non hanno mai smesso di credere ai valori del ‘94, uomini e donne che chiedono soltanto di partecipare attivamente ad una politica che rimetta al centro l’individuo, uomini e donne che chiedono,insomma, di rivivere un sogno. Quel sogno di libertà che Forza Italia si porta dentro da sempre e che non deve smettere di rincorrere.