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Giulietta è una zoccola

Strano paese l’Italia. Quando una delle poche giornalisti degne di tal nome esistenti in questo paese se ne va lasciandoci un vuoto incolmabile, sarebbe buona cosa se tutti (e dico proprio tutti) evitassimo di strumentalizzarla politicamente e ricordare che, scontri ideologici a parte, esiste un lascito di articoli, libri, saggi e papmphlet che non possiamo dimenticare e di cui non possiamo non dirci orgogliosi. Nella stessa maniera in cui io riconosco la grandezza di Umberto Eco e Gianpaolo Pansa, tanto per fare due nomi. Ma in questo paese,no. Non si può essere normali, non ci riesce proprio di essere seri. E allora, oltre ogni lecito limite politico, ci è toccato sentir dire che quella della Fallaci era una prosa arruffata, priva di argomentazioni, buona per dialoghi da bar. Un monologo per pochi avventori di un oste di periferia, se non fosse per 20 milioni di copie vendute. Quest’italia così provinciale e faziosa sarebbe riuscita a bollare Picasso come un discreto geometra, Kandinskij come un pittore infantile, Mozart come una faccia buona solo per fare cioccolatini. E Giuletta come una zoccola, ovvio.