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A testa alta

Leggere anche : Astenersi perditempo di Starsailor                           Andrea,con un post articolato e puntuale, mette fine alla ridda di voci sul futuro di Tocqueville. Quello,e soltanto quello, è il documento su cui discutere e da cui partire. Seguiranno, e in parte sono seguite, aspre polemiche. La sensazione è che si tratti più di una guerra iniziata da tempo che non di una reale opposizione a ciò che Andrea ha scritto e questo, per quanto mi riguarda, pregiudica ogni tipo di confronto costruttivo. Dalla riunione degli aggregatori in poi ho sentito argomentazioni, insulti, lamenti e grida; tutto questo senza che un “documento ufficiale” fosse mai stato prodotto. Oggi,con un documento su cui discutere, il tono del dibattito non è migliorato, anzi. Il problema non è il testo del documento,ma i rapporti (ormai logori) tra alcuni bloggers di quest’area politica. Dico la mia in materia, cercando di rispondere ad alcune obiezioni, senza la pretesa di avere la verità in tasca. Il primo dubbio sollevato riguarda l’ormai nota “riunione degli aggregatori” del 9 e 10 settembre. Personalmente non vi ho partecipato per impedimenti personali ma ho delegato a persone fidatissime il compito di rappresentarmi. Non capisco come, però, si possano alzare polveroni sul fatto che una redazione si riunisca e decida cosa fare di un progetto che ha contribuito a tenere in vita. Con il massimo rispetto per tutti i cittadini troverei umiliante parificare il lavoro di chi, a volte ogni giorno, dedica parte del suo tempo libero a gestire ed aggregare un migliaio di blogs con le posizioni dei cittadini che scrivono un post e poi magari si lamentano perchè non lo vedono aggregato in tempo congruo. Se distinzione e meritocrazia ci deve essere,questa mi sembra la migliore soluzione: esiste una redazione che lavora volontariamente (e a nessuno è stato precluso di farne parte) e a quella redazione vengono demandati alcuni compiti e,perchè no, alcune responsabilità. Questo è accaduto, nulla di più. Non c’è stata nessuna riunione segreta e non c’è stata nessuna esclusione di qualcuno per far piacere a qualcun’altro. Sulla forma societaria, poi, da giorni sentiamo dotte discussioni. “Scopo di lucro”, “finalità associativa”, “scopo mutualistico”. Sarà che il mio prof di Diritto Commerciale era un gran simpaticone ma io a tutte queste moralità intrinseche credo poco. L’ordinamento ci mette a disposizione delle forme giuridiche per organizzare il nostro vivere quotidiano; in un mondo regolato dal mercato mi pare buona cosa pensare a quale forma ci da più vantaggi, limitando al minimo i problemi. In un colloquio con Andrea a Viareggio (a notte fonda) mi ricordo che, parlando di una questione molto simile, dissi che avrei visto bene la trasformazione di Tocqueville in una srl per far sì che crescesse meglio. La discussione e l’evoluzione successiva erano lontanissime ma, lo ribadisco, a me quella (e non la cooperativa, rindondante e soggetta a un seppur minimo controllo pubblico) sembra ancora la forma più agile e immediata per riuscire ad essere in poco tempo operativi e non rischiare di impantanarci in distinzioni giuridiche e in cavilli burocratici. A mettere in disaccordo tutti, mi sembra, è il ruolo di Ideazione. Ideazione è una srl (toh,i casi della vita) che un bel giorno si fa carico di dare voce a un progetto certamente interessante ma che sarebbe rimasto lettera morta, quello dell’aggregazione dei blogs di area liberale (largamente intesi). Le evoluzioni successive le conosciamo. Nessuno, quel giorno, si oppose. Nessuno disse: fermiamoci un attimo, mettiamo un tanto a testa e decidiamo “una testa un voto”. No,andava benissimo che Ideazione mettesse a disposizione redattori, server, tempo e idee a servizio del progetto. Per me quel progetto è un progetto di Ideazione, che ora lo cede a un gruppo di aggregatori e a un suo capo-redattore ponendo precise condizioni per non snaturare l’idea iniziale. Arrivare adesso a dire che vogliamo (noi cittadini) il giocattolo indietro è cosa senza senso: l’obiezione andava fatta prima. C’è poi da dire che la nuova struttura non cambierà nulla nei rapporti tra cittadini e aggregatore, posto che niente viene chiesto a nessuno. Che poi la possibilità di “partecipare” a questa nuova struttura sia data a chi volontariamente ha già deciso di contribuire mi sembra una mossa saggia che premia chi, nonostante mille difficoltà, non ha mai smesso di credere che questo fosse un progetto vincente. Non abbiamo (e mi ci metto io per primo) nulla di cui vergognarci, non dobbiamo nascondere nulla a nessuno. Dobbiamo solo continuare ad essere orgogliosi del lavoro che abbiamo fatto e consci del grande impegno che ci aspetta: continuare a crescere, convincere gli indecisi e mettere il nostro marchio su questa fantastica rivoluzione culturale. A testa alta.