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Defending Rumsfeld

Compito difficile, direi ingrato. Difendere Donald Rumsfeld oggi è forse la cosa meno simpatica che si possa fare. Se c’è un vero sconfitto di queste mid term-elections è proprio lui. Specialmente gli osservatori internazionali (europei) hanno attribuito alla guerra in Iraq la causa di tutti i mali democratici. Chi ha seguito con un pò più di attenzione queste elezioni sa che le cose non stanno affatto così. Pochi indizi,ma fanno una prova: – gli exitpolls ABC, citati da tutti i media, vedono l’Iraq soltanto come quarta causa determinante il voto fra gli americani. Addirittura “più sentita” tra i repubblicani che non tra i democratici; – Moltissimi degli eletti democratici sono dei cosiddetti “Blue Dogs”, ossia democratici estramente borderline. Conservatori che stanno con l’asinello,ma decisamente lontani dalle politiche “liberal” e,francamente, all’opposto della nuova speaker Nancy Pelosi; – I Dems capaci di strappare seggi al GOP sono nella quasi totalità favorevoli alla guerra in Iraq, pur non condividendone, spesso per neccesità di differenziarsi, la strategia del “dopoguerra”. Certo è che Rumsfeld un pò di nemici se li è fatti da solo: arrogante, saccente, scontroso, impermeabile a ogni consiglio, è riuscito a inimicarsi anche gli storici sostenitori del Weekly Standard. La “Vox Populi” dice che Rummy paga le deficienze in Iraq e gli scandali di Abu Ghraib, alcuni ci mettono anche la campagna di intercettazioni interna e,con esso, il famigerato Patriot Act. Di tutto, di più, insomma. La verità,probabilmente, sta altrove. Rumsfeld era, nei fatti, l’anello debole del clan di George Bush. Non per ragioni strategiche o di fiducia, anzi, ma per una semplice tattica comunicativa: i democratici hanno concentrato tutti gli attacchi sull’unico che poteva apparire antipatico già da solo, su quello che, a pelle, l’elettore medio avrebbe abbandonato per primo. Quel qualcuno era Donald Rumsfeld. Perchè ex partner commerciale di Saddam Hussein (in un’ottica realista che il nuovo segretario alla difesa comunque finirà per rispolverare), in affari attraverso il CDA di un’azienda con il regime di Pyongyang, ex uomo di George Bush padre e, quindi, con diversi scheletri nell’armadio. Un bersaglio perfetto. Dell’uomo Rumsfeld c’è da dire che non si è mai sottratto al ruolo, non ha mai negato responsabilità e mai ha scaricato su altri le sue colpe. Non è uomo di mezzo, non lo è mai stato. Anzi, è personaggio che divide e, come tale, il primo a pagare in una situazione come questa, dove la soluzione alla divisione Esecutivo/Congresso va ricercata nel compromesso. Quel compromesso che Donny ha sempre rifiutato. Quello che,a suo dire, non serve quando sei in guerra e “it’s win or lose”, senza vie di mezzo. Il problema reale è che l’America non ha percepito questa guerra, o, forse, ha smesso di percepirla (accostandola al Vietnam) quando ha visto che le cose non erano così facili come sembravano. In questo Rummy ci ha messo del suo, continuando una politica al risparmio ossessiva nella guerra in Iraq, facendo credere che la superiorità tecnologica sarebbe bastata a far vincere il conflitto. Ma ha pagato oltre le sue colpe, è finito come un parafulmine di cui Bush si è sbarazzato appena ha perso il controllo del Congresso. Forse, sullo sfondo, un compromesso importante: l’indulgenza delle commissioni investigative del Congresso su un piatto della bilancia e, sull’altro, la testa del Segretario alla Difesa. Il paradosso, tutto americano, sta nel fatto che a Rumsfeld è stata attribuita la faccia peggiore di ogni medaglia governativa. I risultati positivi, infatti, sono stati sempre e comunque attribuiti ad altri: l’America non ha più subito attentati dal 2001, è sicuramente un posto molto più sicuro di prima; grazie anche a “quell’antipatico, piccolo bastardo” di Rumsfeld. Parole e musica di un’altro illustre repubblicano mai compreso, Richard Nixon. Speak Corner:Secretary Rumsfeld di Hugh Hewitt – Rumsfeld is out di Michelle Malkin – Rumsfeld’s Farewell di Hot Air – Rumsfeld resigns, Bob Gates nominated di Wake Up America – Donald Rumsfeld Resigning as Defense Secretary Round up di Stop the ACLU – Blood Sacrifice di Jacob Laksin per Frontpagemag – Rumsfeld resigns di California Conservative – Ma la guerra in Iraq continua di Pensatore – L’esito peggiore: la vittoria dei realisti di Oggettivista Decisamente contrari a questo post, ma da leggere:L’addio di Rumsfeld,la fine di un’era di Mauro Gilli – Finalmente di Andrea Gilli – Concordano tutti, è la fine di un’era di Starsailor – La migliore notizia è l’addio di Rumsfeld di ProAmericanMovement