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USA 2008. 35. Ohio


[UPDATE 20/10] Toss-Up > GOP Leaning

OHIO (20)

Popolazione: 11.466.917 (7°)
Capitale: Columbus (747.755; metro area: 1.754.337)
Altre grandi aree metropolitane:
Greater Cleveland (2.096.471); Greater Cincinnati (2.133.678)
Governatore: Ted Strickland (D)
Senato: George Voinovich (R); Sherrod Brown (D)
Camera: GOP 11 DEM 7 – Steve Chabot (R); Jean Schmidt (R); Mike Turner (R); Jim Jordan (R); Bob Latta (R); Charles Wilson (D); Dave Hobson (R); John Boehner (R); Marcy Kaptur (D); Dennis Kucinich (D); Stephanie Tubbs-Jones (D); Pat Tiberi (R); Betty Sutton (D); Steven LaTourette (R); Deborah Pryce (R); Ralph Regula (R); Tim Ryan (D); Zack Space (D)

L’Ohio è il 29° stato più conservatore degli Stati Uniti. Nel 2004, il voto per il candidato repubblicano è stato dello 0.4% superiore alla media nazionale e negli ultimi anni il trend è leggermente favorevole al partito democratico. Nessun candidato repubblicano è mai arrivato alla Casa Bianca senza vincere in Ohio. E soltanto due volte, nella sua storia, l’Ohio ha votato per un candidato perdente (Dewey nel 1944 e Nixon nel 1960). Dopo l’inutile vittoria nel ’44 (favorita dalla presenza nel ticket repubblicano dell’allora governatore dello stato, e poi senatore, John W. Bricker), Dewey fu sconfitto nel 1948 da Truman per soli 7000 voti, mentre nel 1952 (+13%) e nel 1956 (+23%) Eisenhower ebbe vita facile contro Adlai Stevenson. Dopo la vittoria di Nixon nel 1960 (+7%), l’Ohio ha sempre scelto il candidato che sarebbe poi arrivato alla Casa Bianca: Johnson nel 1964 (+25%); Nixon nel 1968 (+3%) e nel 1972 (+21%); Carter nel 1976 (+1%); Reagan nel 1980 (+11%) e nel 1984 (+18%); Bush Sr. nel 1988 (+11%); Clinton nel 1992 (+2%) e nel 1996 (+6%); Bush Jr. nel 2000 (+3%) e nel 2004 (+2%). Il distacco tra i due partiti maggiori, come si può vedere chiaramente, si è fatto sempre più sottile negli ultimi anni. E in particolare nelle elezioni del 2004 l’Ohio era considerato (a ragione) come lo swing-state decisivo. Vincendo nel Buckeye State, infatti, Kerry avrebbe ribaltato la mappa elettorale in suo favore, malgrado lo svantaggio piuttosto netto nel voto popolare nazionale. Un progetto fallito, per la verità, più nettamente del previsto, con quasi 120mila voti in più a favore di George W. Bush.

Nel ciclo elettorale del 2008, l’Ohio è sempre oscillato tra McCain e Obama, senza che nessuno dei due candidati sia mai riuscito ad accumulare un vantaggio troppo consistente. L’attuale media RCP vede in vantaggio Obama di circa 3 punti percentuali, ma l’ultimo sondaggio effettuato (Rasmussen, 14 ottobre) registra un leggero recupero di McCain e vede i due in perfetta parità. Il destino dello stato, con ogni probabilità, è quello di rimanere nella colonna dei toss-up fino alla vigilia del voto. Neppure nel clima estremamente sfavorevole ai repubblicani delle elezioni di mid-term del 2006, del resto, i democratici sono riusciti a sfondare più di tanto nel Buckeye State (infatti i repubblicani mantengono una solida maggioranza nei rappresentanti alla Camera). In più il GOP si è sbarazzato (o meglio, ha lasciato che gli elettori si sbarazzassero) di alcuni “pesi morti” – l’ex governatore Taft, il congressman Ney e uno dei “rino” per eccellenza, Mike DeWine – che due anni fa hanno contribuito a peggiorare la performance elettorale del partito.


Sotto il profilo politico, demografico e geografico, l’Ohio è considerato come una sorta di “microcosmo” dell’intera nazione americana. Nel Buckeye State c’è un po’ di tutto: un pezzo di nord-est e un pezzo di sud; aree urbane e aree rurali; zone povere in decadenza e sobborghi ricchi in rapida espansione; grandi industrie blue-collar e grandi distretti commerciali white-collar; contee molto liberal e contee molto conservatrici. Alcuni analisti dividono lo stato in cinque regioni distinte: una centrale e quattro nei rispettivi “angoli”. E le differenze tra queste quattro regioni sono spesso superiori a quelle che si possono trovare passando da uno stato a un altro. Nel nord-est (Cleveland, Youngstown, Lorain/Elyria e altre aree industriali) dominano i democratici, in larga parte grazie alla presenza di unions molto organizzate. Il nord-ovest, in larga parte rurale con qualche piccola città come Toledo e Lima, favorisce leggermente i repubblicani. Nel sud-ovest, specialmente nei sobborghi tra Dayton e Cincinnati, il dominio del GOP è tradizionale e incontrastato (e di solito anche i candidati libertarian sono sorprendentemente forti in questa zona). Il sud-est è il classico “swing bloc” che tende a favorire i candidati con un forte programma economico. La parte centrale dello stato, infine, con Columbus e i suoi sobborghi, riproduce uno schema che abbiamo già visto molte volte: un’area urbana povera (democratica) circondata da sobborghi più ricchi (repubblicani). In linea di massima, i democratici riescono a vincere le elezioni a livello statale quando conquistano, oltre alle loro roccaforti storiche, anche le contee a sud di Toledo (nel nord-ovest) e intorno ad Athens (nel sud-est). In assenza di questi inroads, prevale il lieve vantaggio strutturale del GOP nello stato.

Con sondaggi ballerini da ormai qualche mese, il Buckeye State si piazza per ora nella colonna grigia dei Toss-Up. E probabilmente ci rimarrà ancora a lungo. Si tratta, però, come nel caso dell’altro grande stato “incerto” nella nostra previsione (la Florida), di un toss-up che McCain non può permettersi di perdere. Senza i 20 electoral votes dell’Ohio, i repubblicani possono dimenticarsi la Casa Bianca.