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Never give up, Mac!

La percezione è che tutte le variabili di questa campagna elettorale dicano “Obama Presidente”. La realtà, spesso, è diversa ma per ora non possiamo che ascoltare le sensazioni che sentiamo. Obama è certamente avanti (al momento) nel dato nazionale e in moltissimi degli stati in bilico. Dovessi buttare due cents adesso li metterei su di lui. Ma nonostante tutto c’è qualcosa che non torna. E’ vero che tutto, davvero tutto, ha spinto Barack in questa campagna elettorale ma è anche vero che zio Mac è ancora lì, a una manciata di punti dal rivale. Con una congiuntura economica negativa che lo penalizza, la politica estera completamente sparita dalla campagna, l’amministrazione uscente del suo stesso partito ai minimi storici e l’isteria generale per “change and hope”, McCain sta giocando più che onestamente la sua partita di Maverick dell’Arizona pronto per cambiare Washington. Orgoglioso e originale, anche quando ha iniziato ad usare lo slogan “change is coming” come a dire che la parola cambiamento non è un esclusiva democratica. Così originale da stupirci nello scegliere di mandare, l’ultimo giorno di campagna elettorale, Sarah Palin in Iowa. Quasi a dire che la partita non è chiusa, quasi a significare che, pensate quel che vi pare, lui se la gioca fino in fondo. Non c’è stata October Surprise in questa campagna elettorale. A meno che la sorpresa vera non si nasconda dentro sondaggi che nessuno sta capendo. Nessuno tranne John  McCain. Ma questa, al momento, è fantascienza.