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Viva Alessia Rosolen

Alessia Rosolen è Assessore Regionale al Lavoro in Friuli Venezia Giulia. Politicamente arriva da Alleanza Nazionale e giovedì ha scritto questa straordinaria lettera al Piccolo di Trieste. Io sottoscrivo. L’attuale difficile fase socio-economica dimostra che non basta l’efficacia dell’azione amministrativa per restituire credibilità alle istituzioni e partecipazione ai cittadini. Non è più sufficiente rivendicare legittimamente il risultato, occorre ridare una prospettiva alle speranze della società. Per farlo credo si debba affermare, come ha avuto modo di dire il ministro Ignazio La Russa, che oggi c’è un vuoto di partecipazione e senso di appartenenza. E questo vuoto va riempito, prima che a farlo siano la demagogia del qualunquismo, la furbizia dei parvenu o, all’opposto, la scaltrezza di navigati uomini politici. Mi onoro di appartenere ad un partito che ha saputo creare in poco tempo un’ondata di consenso attorno a sé, capace di reggere agli urti mediatici di tutti questi mesi. Ma ho la consapevolezza che, se si continua sulla strada dell’isolamento dalla gente, il rischio sia quello di disperdere un patrimonio di militanza, mobilitazione e partecipazione che ha permesso ad un intero ambiente politico di restare unito nei momenti di sconfitta e di saper affrontare le sfide per essere classe di governo. Si sta consolidando la prassi – insolita per chi come me proviene da un partito caratterizzato da congressi unitari ma soprattutto da congressi «di scontro» – di notificare le decisioni e gli indirizzi politici sulle pagine dei giornali. Ritengo sia una scelta comoda, ma non utile. Facile, ma di breve respiro. Se riduciamo lo spazio di dibattito a vantaggio esclusivo della comunicazione «istituzionale»; se azzeriamo lo spazio di elaborazione politica e culturale per lasciare visibilità soltanto allo spot di una conferenza stampa o alla campagna elettorale permanente togliamo senso all’esistenza di un partito – che è quotidiana mediazione fra interessi diversi nell’ottica di una comune visione di futuro – e lasciamo il campo aperto a solitarie e personalistiche battaglie di potere. Per questo sono convinta che occorra ripartire dalla base, che è un concetto di cui nel tempo si è abusato ma di cui occorre urgentemente riappropriarsi. Occorre ricreare degli spazi di reale dibattito interno. Occorre, come ha affermato La Russa che è anche uno dei tre coordinatori del Pdl, dotare il partito di organismi che funzionino e all’interno dei quali vi sia condivisione e formazione di idee e di progetti. È necessario riportare le decisioni nei luoghi di discussione e sottrarli alla scelta di pochi: non siamo casta, non dobbiamo diventare un club. Occorre riappropriarsi delle piazze, quelle reali e non quelle del qualunquismo, quelle dove si ha il coraggio di incontrare l’entusiasmo o la delusione della gente. Quelle dove un politico possa tornare ad incontrare le aspettative dei suoi concittadini ai quali provare a raccontare quale futuro ha immaginato per loro e per i loro figli. Abbiamo chiuso la Prima Repubblica pensando di poter chiudere anche con i partiti. Ci siamo risvegliati da questa illusione pronti a esaltare il successo ottenuto da chi ha restituito partecipazione ed è tornato «fra le gente». Ci siamo ritrovati a confrontarci con il rimpianto per i partiti «di una volta» che avevano la capacità di riunire attorno ad un progetto i loro militanti e sapevano svolgere così quella loro irrinunciabile funzione sociale, di punto di incontro e di sintesi tra le domande dei cittadini e le Istituzioni che le interpretano. Il Popolo delle Libertà è evidentemente una macchina nuova che necessita di rodaggio. Ma nessuno può pensare di poter affrontare questa fase attendendo su un piedistallo che quest’auto inceppi il motore per poi dire «ve l’avevo detto». Senza valori e senza responsabilità non si crea il bene per il territorio e la Comunità nella quale siamo chiamati a vivere e ad operare. Rafforzare, innovare e ripensare la società deve condurci a disegnare una visione degli anni a venire che ristabilisca un patto di reciproca fiducia fra la Politica e i cittadini.