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Sorridevi e sapevi sorridere

Apre con Canzone per un’amica e chiude con La Locomotiva. Va sempre così, non è che gli puoi chiedere estremi diversi, è nel mezzo che devi cercare la specialità di ogni concerto. Così Guccini è partito parlando del Premier, del decreto interpretativo, del complotto giudoplutocomunista. Poi, dopo il solito inizio, una sventagliata di canzoni troppo vecchie per essere cantate dai tanti (davvero tantissimi) giovani presenti al PalaTrieste. Una prima parte divisa equamente tra parlato e cantato, tra aneddoti e note. Il ricordo della sua Trieste, l’omaggio al Friuli dimostrando di conoscere a memoria Stelutis Alpinis, il saluto al nordest “terra della Lega” e qualche omaggio a vecchi amori. Noi non ci saremo, Vedi Cara, Canzone quasi d’amore, Farewell e qualcos’altro che certamente dimentico per iniziare a prendere confidenza con il pubblico presente e far scappare qualche ricordo fuori tema e fuori tempo massimo al sottoscritto e a qualcun altro. Ma anche qualche appunto per qualche dedica, per qualche buonanotte, per qualche “1000 punti” guadagnati per una bella citazione. Poi Il Vecchio e il Bambino e il pensiero di un nonno, il mio, che certamente da lassù si sarà ricordato di quante volte suo nipote gli avrà detto “mi piacciono le fiabe, raccontane altre”. Quando arriva il momento del Guccini politico e impegnato, lui non scappa, sfodera Don Chisciotte e uno splendido dialogo con lo straordinario Flaco, che è poi l’eterno barcamenarsi di tutti noi tra realismo e idealismo, tattiche e strategie, calcoli ed emozioni. A mio fratello sarebbe piaciuto moltissimo e il mio amico Francesco ci avrebbe visto come minimo una rivisitazione delle nostre chiacchierate aperitivopolitiche. Il popolo dei gucciniani si alza in piedi quando il cantautore emiliano lancia Dio è Morto. Nessuno si siederà più: tocca ad Eskimo, canzone ispirata dal suo servizio militare a Trieste, e il nostro entra nella parte clou dello spettacolo. Poi Cyrano, con i nani, le rabbie enormi, i giganti e via con Un altro giorno è andato. Fino alla chiusura annunciata: La Locomotiva, dedicata all’anarchico Pietro Rigosi ma canzone-manifesto di Guccini e dei suoi fans. E’ quello il momento in cui tutti pensano alla propria personale ingiustizia contro cui lanciarsi. Tutti, nessuno escluso.

*foto by Maxfear