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Di giornali che parlano male del Texas

Oggi ci tocca parlare della rosicata gigantesca di Blitz Quotidiano, un giornale online i cui redattori oggi devono essersi svegliati col piede sbagliato. Comprendiamo: mica tutti possono essere felici e gioiosi ogni giorno come noi di Tocqueville e Notapolitica. Qualcuno di incazzato nel mondo ci sarà pure. Comunque,veniamo ai nostri. Scoprono che negli Stati Uniti – anzi: in Texas che tecnicamente è una repubblica nonché la quintessenza dell’America – qualcuno (e non è la Gelmini) si è accorto che forse i testi scolastici sono, come dire, un tantino sbilanciati verso una certa visione della storia e hanno pensato ad alcune piccole modifiche. Subito a Blitz sono saltati sulla sedia. Vergogna: la Heritage Foundation nei libri di scuola. E anche la National Rifle Association. Scandaloso. Uno dei più grandi centri studi americani e un’associazione dove, ad ogni elezione, i parlamentari fanno la fila per ottenere un endorsement inserite a forza nelle aule del sistema scolastico texano. Basta, salvate quei bambini e tornate a raccontargli la storiella di Marx, Che Guevara, dell’uguaglianza in punta di rivoluzione e amenità varie. “Ai grandi pensatori economici della modernità, Adam Smith, Karl Marx e John Maynard Keines, si aggiungeranno due alfieri del capitalismo moderno, Milton Friedman e Friedrich von Hayek” sentenzia l’ineffabile quotidiano online. Certo, perché parlare di economia citando Marx&Keynes e dimenticandosi di Friedman&Von Hayek era veramente una cosa scientificamente inappuntabile. E poi, che diamine: il conservatorismo anni ’80 non si può sentire. Che già i figli del ’68 hanno dovuto subirsi dal vivo Reagan e Thatcher, se poi adesso devono pure insegnarlo alle giovani generazioni impazziscono. Poi, cari amici di Blitz, la frase “La storia si presta al sorriso: una banda di cowboy ideologizzati, ossessionati dall’idea di un’America cristiana, riscrivono la storia del loro paese e del mondo, senza avere nessuna, ma proprio nessuna, competenza in materia di insegnamento (c’è chi fa il dentista, chi si occupa di immobiliare, etc.)” è vagamente spocchiosetta e un tantino razzista. Quell’America lì, quella di Barack Obama e dei Tea Parties, dei college del North Carolina e delle High School del Texas, dei dentisti e dei carpentieri, del sogno americano non ha certo bisogno dei consigli non richiesti dei giornalisti italiani. Piuttosto è il giornalismo italiano ad avere bisogno di imparare qualcosa da lì.