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C’è un mondo là fuori

Per due giorni il Popolo della Libertà si è diviso su un tema cardine per lo sviluppo del nostro paese: è più eroe Vittorio Mangano che si rifiuta di accusare Berlusconi e Dell’Utri anche a costo di morire in carcere o la coppia Falcone-Borsellino che per la lotta alla mafia ha sacrificato la vita? Non c’è che dire, un gran discutere. Perché ci vuole veramente fegato a far passare questo come un dibattito politico serio e non come l’ennesima garetta idiota tra correnti che contano poco e di cui la gente nemmeno conosce l’esistenza. Ma tant’è. Ci siamo sorbiti il teatrino anche stavolta, a metà strada tra lo sbigottimento e la frustrazione. Perché, tanto per smetterla di prenderci per il culo, qui nessuno pensa che Falcone e Borsellino non siano degli eroi. Per la mia generazione sono GLI eroi. E se una buona parte dei giovani gira con la maglietta di Che Guevara, noi dovremmo iniziare a pensare di girare con quella di Falcone&Borsellino. Fine della storia. L’uscita di Marcello Dell’Utri – forte, provocatoria, sopra le righe, sbagliata – dovrebbe quantomeno far accendere i due neuroni delle poche teste pensanti e porre un interrogativo grande come una casa sullo stato della giustizia italiana. Ma sorvoliamo, e andiamo avanti. Andiamo avanti, e non indietro, non alle foto in bianco e nero, ma alle figure a colori e apriamo le finestre sul mondo su cui siamo chiamati ad esprimerci. Sì, perché là fuori c’è un mondo fatto di imprese, di giovani laureati, di disoccupati cinquantenni , di ragazze madri, di coraggiosi imprenditori che non delocalizzano, di onesti commercianti che non evadono, di anziani che fanno la fila per una pensione da fame, di ragazzi che una pensione non ce l’avranno mai. Di questi non parla nessuno, troppo presi a decidere chi è più à la page, chi ha più profilo istituzionale e memoria storica, chi è più militante o più salottiero. Noi vorremmo un partito capace di parlare a un paese intero e capace di farlo senza usare stereotipi, senza guerre di religione tanto inutili quanto ridicole, senza il bisogno di contrapporsi simboli importanti offendendoli per averli scomodati per così poco. Noi lo sappiamo già che stiamo con Falcone e Borsellino, adesso vorremmo capire se stiamo anche con le Partite Iva e i Precari, con i Giovani e gli outsider, con chi chiede meno tasse e più libertà. Perché l’impressione, amara, è che questo partito si sia dimenticato tutto questo per guadagnarsi un editoriale di prima pagina in più e un buffetto dal maître à penser di turno. Non è il partito che vogliamo.