Privilegi

“Prestazioni di natura sociale e assistenziale a favore del personale regionale in servizio”. Detta in italiano corrente significa che se sei un dipendente regionale a tempo indeterminato da più di due anni la Regione istituisce misure di welfare aggiuntive rispetto a quelle dei poveri cristiani che si spaccano la schiena per un co.co.co o con una partita iva. Marco Ballico, su “il Piccolo” di oggi, spiega bene come, dove e perché. Le linee di intervento sono quattro: mutui, prestiti, sussidi, borse di studio. Partiamo dal primo, che è ridicolo se non fosse tutto vero. La Regione concede un mutuo edilizio rimborsabile da 8 a 15 anni, a tasso zero, fino a 27 mila euro ai dipendenti regionali che ne facessero richiesta. Perché? Perché sei un dipendente pubblico, ovvio. La piramide è completamente rovesciata: se sei giovane, metti il naso fuori di casa, hai un contratto precario o sei costretto ad aprirti una posizione da autonomo per lavorare,  fai la fila da Unicredit. Se invece sei un garantito, che nessuno può licenziare, con stipendi e aumenti sopra la media del settore privato, allora arriva mamma Regione che, con i soldi delle tasse pagate dai giovani precari, ti garantisce un mutuo a tasso zero per 15 anni. E magari ti prendi la casa di qualche metro quadrato in più. Tutto questo, senza limiti di reddito, ovvio. Lo possono chiedere il giardiniere di palazzo e il megadirettore generale. Poi ci sono le altre aree di intervento. Per queste servono precisi requisiti reddituali. Ma se ci rientri ti pagano un sacco di cose: libri scolastici, spese mediche, addirittura i funerali dei parenti. Appena qualcuno ci prova a riformare tutto questo viene travolto da veti incrociati e accuse di populismo. La domanda da porre è semplice: perché? Perché in Italia c’è una fascia di lavoratori che paga per garantire un’altra fascia?