USA 2010 – 4/Midwest

Larry Silverbud su Il Foglio di oggi

I giochi, ormai, sono quasi fatti. Dopo una lunga (e durissima) campagna elettorale, il 2 novembre i cittadini americani sono chiamati a rinnovare tutti i 435 seggi della Camera, 37 seggi del Senato (su 100) e 38 governatori. Si tratta di elezioni che incideranno pesantemente sui due anni di mandato che ancora attendono il presidente Obama. E che potrebbero disegnare equilibri impensabili soltanto due anni fa. Lo scenario più probabile, al momento, è quello che vede i repubblicani conquistare il controllo della Camera strappando 45-50 seggi ai democratici e questi ultimi mantenere una ridotta maggioranza al Senato. Ma, a pochi giorni dall’apertura delle urne, i numeri si inseguono come impazziti, mentre gli analisti più attenti cercano di intuire ormai improbabili mutamenti nel mood dell’elettorato. Il nostro viaggio in queste elezioni di mezzo termine si conclude negli stati del Midwest, storicamente molto eterogenei a livello di comportamento elettorale. Ma anche epicentro, in questa stagione politica, di un moto diffuso di “rifiuto” nei confronti del partito che controlla Casa Bianca e Congresso. È proprio nel Midwest che il partito democratico potrebbe conoscere le sconfitte più brucianti. O contenere le perdite per andare incontro a una sconfitta onorevole.

North Dakota2008:
McCain +8%
Sen: Dorgan (D) – open
Cam: GOP 0 DEM 1
Al confine settentrionale con il Canada, a metà strada tra Pacifico e Atlantico, il North Dakota è sempre stato dominato dal GOP, ma nella sua versione più isolazionista e protezionista. Quando, durante il New Deal, queste pulsioni ideologiche sono state completamente assorbite dal partito democratico, il Peace Garden State ha cominciato a eleggere anche congressmen non repubblicani, come il senatore uscente Byron Dorgan, che nel 2010 ha deciso di non ripresentarsi di fronte agli elettori. Strada in discesa, dunque, per l’ex governatore repubblicano John Hoeven che – forte di un indice di approvazione superiore all’80% – sta massacrando nei sondaggi il suo rivale democratico, Tracy Potter (+45-50%). Molto più complicata la situazione nell’unico distretto della Camera, in cui il democratico Earl Pomeroy è in caccia del suo decimo mandato. Appena due anni fa, Pomeroy è stato rieletto con 24 punti di vantaggio, ma in questo ciclo elettorale ha incontrato la durissima resistenza di Rick Berg, che ormai da mesi è avanti nei sondaggi. Vista la mappa dei venti, il favorito è proprio il candidato del GOP.

South Dakota
2008: McCain +8%
Gov: Rounds (R) – open 
Sen: Thune (R) Cam: GOP 0 DEM 1
Il South Dakota è certamente uno degli stati più “rossi” dell’Unione. Fino agli anni Trenta la presenza democratica nelle assemblee locali era quasi inesistente; ha sempre scelto sempre candidati repubblicani alle presidenziali (neppure McGovern riuscì a conquistare lo stato di casa nel 1972); il partito democratico non elegge un governatore dal 1974. Il 2010 non sembra certo l’anno giusto per invertire questa tendenza. E il repubblicano Dennis Daugaard sarà sicuramente il successore del governatore uscente Michael Rounds. Porte sbarrate per i democratici anche al Senato, dove il repubblicano John Thune (che sei anni fa ha clamorosamente battuto il leader della maggioranza democratica Tom Daschle) corre senza oppositori. Più incerta, invece, la sfida nell’unico distretto della Camera, in cui la moderata-democratica Stephanie Herseth Sandlin è insidiata dalla repubblicana Kristi Noem. I sondaggi sono stati altalenanti durante tutta la campagna elettorale, ma neppure il voto contrario all’Obamacare e al “cap and trade” ha messo al sicuro la Sandlin, che nel 2008 era stata rieletta con il 68% e oggi rischia seriamente di perdere il seggio. 

Nebraska
2008: McCain +15%
Gov: Heineman (R)
Cam: GOP 3 DEM 0
Le radici repubblicane del Cornhusker State sono profonde. Uno dei pochissimi stati a votare (due volte) contro FDR, il Nebraska dal 1940 al 2008 ha scelto soltanto una volta il candidato democratico alle presidenziali (Lyndon Johnson nel 1964, con una percentuale molto inferiore al suo risultato nazionale). A livello di governatore, invece, le dinamiche elettorali sono sempre state più eterodosse. Non è il caso del 2010, visto che l’incumbent del GOP, Dave Heineman, viaggia con 35-40 punti di vantaggio sullo sfidante democratico, Mike Meister. Anche nei tre distretti della Camera, i repubblicani non avranno alcuna difficoltà a riconfermare i propri uomini. Qualche speranza, all’inizio di questo ciclo elettorale, sembrava poterla avere il democratico Tom White nel 2° distretto (quello della capitale Omaha), ma l’incumbent repubblicano Lee Terry ha quasi subito raggiunto un distacco incolmabile nei sondaggi. 

Kansas
2008: McCain +16%
Gov: Parkinson (D) – open
Sen: Brownback (R) – open 
Cam: GOP 3 DEM 1
Stato molto “rosso”, a livello federale, almeno dalla fine della Grande Depressione (negli ultimi 94 anni, i senatori non repubblicani sono stati appena tre, l’ultimo nel 1932), il Kansas è sempre stato meno ostile ai democratici a livello di statehouse. Nel 2002, Kathleen Sebelius era riuscita a giocare sulla classica divisione tra moderati e conservatori nel GOP, per finire largamente rieletta nel 2006. Adesso, però, la Sebelius è il ministro della Sanità dell’amministrazione Obama, e il suo vice Mark Parkinson ha scelto di non correre per le elezioni, aprendo la strada all’ex senatore repubblicano Sam Brownback che nei sondaggi ha un vantaggio di 25-30 punti sul democratico Tom Holland. Il seggio del Senato lasciato libero da Brownback sarà difeso con successo dall’ex congressman repubblicano Jerry Moran (+40% contro Lisa Johnston). Più difficile, per i democratici, difendere il loro unico seggio alla Camera nel Sunflower State. Con Kevin Yoder, infatti, molto probabilmente il GOP riuscirà a strappare il 3° distretto che il democratico Dennis Moore avrebbe voluto lasciare alla moglie Stephane. La famiglia Moore ha scelto l’anno sbagliato per questo “passaggio di proprietà”. 

Missouri
2008: McCain +0,5%
Sen: Bond (R) – open 
Cam: GOP 5 DEM 4
Fino al 2008, Il Missouri era considerato il bellwether state per eccellenza, con la serie più lunga di sostegno al candidato vincente alle presidenziali. Lo Show-Me State ha votato per quello che sarebbe diventato l’inquilino della Casa Bianca ininterrottamente dal 1904 al 2004, con la sola eccezione di Adlai Stevenson nel 1956. Con la vittoria (di misura) di McCain nel 2008 questo status si è un po’ incrinato, ma il Missouri resta uno stato-chiave per capire l’umore dell’elettorato nazionale. All’inizio dell’anno, i democratici puntavano molto sul seggio del Senato lasciato libero dal repubblicano Christopher S. Bond, ma la candidatura di Robin Carnahan (sorella di un congressman, figlia di un governatore e nipote di un senatore) non è mai decollata seriamente. E il GOP dovrebbe riuscire a difendere il seggio con Roy Blunt, anche lui vecchia conoscenza di Washington. Alla Camera, l’unico distretto realmente competitivo è il 4°, dove il democratico settantenne Ike Skelton (giunto ormai al diciassettesimo mandato) sta combattendo la prima, vera battaglia della sua carriera politica contro la repubblicana Vicky Hartzler. E rischia di perderla.

Iowa
2008: Obama +9%
Gov: Culver (D) – open 
Sen: Grassley (R)
Cam: GOP 2 DEM 3
Classico swing-state, l’Iowa è rimasto fedele ai repubblicani fino agli anni Venti (nessun senatore democratico eletto dal 1858 al 1924), per poi slittare leggermente verso sinistra, soprattutto dopo gli anni Sessanta. Un metodo sicuro per risvegliare l’istinto conservatore dell’Hawkeye State, però, è comportarsi come il governatore uscente democratico Chet Culver, che in quattro anni è riuscito ad alzare le tasse, deprimere l’economia, concedere il finanziamento pubblico alla ricerca sulle staminali e approvare una legge sui matrimoni omosessuali. Risultato: job approval a picco ed elezione quasi certa dello sfidante Terry Branstad, popolare governatore repubblicano dal 1982 al 1998. Nessun comeback kid, invece, riuscirà a impedire la rielezione del senatore Charles Grassley, che nei sondaggi ha 20-25 punti di vantaggio sulla democratica Roxanne Conlin. Alla Camera, i repubblicani sono in teoria competitivi in tutti e tre i distretti orientali attualmente controllati dai democratici (1°, 2° e 3°), ma la loro chance migliore per un pick-up è nel 3° distretto (quello della capitale Des Moines), dove Brad Zaun è molto vicino all’incumbent democratico Leonard Boswell (76 anni, in cerca dell’ottavo mandato). 

Minnesota
2008: Obama +10%
Gov: Pawlenty (R) – open
Cam: GOP 3 DEM (DFL) 5
A lungo roccaforte repubblicana (dal 1860 al 1928 il GOP ha vinto 17 volte su 18 alle presidenziali), dopo FDR il Minnesota ha cambiato decisamente colore (dal 1932 al 2008 i democratici hanno vinto 17 volte su 20) tanto da essere l’unico stato a sottrarsi alla landslide di Reagan del 1984. Il North Star State resta comunque intrinsecamente “indipendente”. E dovrebbe dimostrarlo ancora una volta nel 2010, sostituendo un governatore repubblicano (Tim Pawlenty, uno dei “papabili” del GOP per il 2012) con uno democratico come l’ex senatore Mark Dayton. Il repubblicano Tom Emmer è indietro nei sondaggi, ma non si può ancora escludere una sorpresa. Alla Camera il seggio che sembra più competitivo è quello del 1° distretto al confine meridionale con l’Iowa, anche se l’incumbent democratico Tim Walz – per il momento – resta favorito sullo sfidante repubblicano Randy Dremmer. 

Wisconsin2008: Obama +14%Gov: Doyle (D) – openSen: Feingold (D) Cam: GOP 3 DEM 5
Per molti anni, la tradizione politica del Wisconsin non è stata né repubblicana né democratica, ma semplicemente progressive. Il simbolo di questo dominio è stata la dinastia fondata da Robert LaFollette all’inizio del XX secolo e proseguita dai figli Robert Jr. e Philip fino agli anni Quaranta. Con lo spostamento a sinistra dei democratici, questa tradizione si è saldamente integrata nel partito, ma il Badger State ha conservato una certa allergia alle ortodossie che ne ha reso poco prevedibile il comportamento elettorale. Nel 2010, i democratici rischiano di subire alcuni duri colpi. Dopo un prolungato calo di popolarità, il governatore James E. Doyle ha deciso di non ripresentarsi, spianando la strada al repubblicano Scott Walker, che sta (per ora) dominando il “derby di Milwaukee” con l’ex sindaco Tom Barrett. A sorpresa (ma neppure troppo), i democratici rischiano di perdere anche il seggio senatoriale di Russ Feingold, che sta faticando moltissimo contro l’imprenditore Ron Johnson. E a completare il quadro di una disfatta annunciata, ci sono anche i due distretti più settentrionali della Camera – il 7° e l’8° – entrambi lasciati “open” da congressmen democratici, in cui i repubblicani Sean Duffy e Reid Ribble sono costantemente in testa nei sondaggi. 
Illinois2008: Obama +25%Gov: Quinn (D) Sen: Burris (D) – open Cam: GOP 7 DEM 12
Se appena un anno fa qualche analista avesse ipotizzato un Illinois – cuore pulsante della political machine democratica e obamiana – terra di conquista repubblicana alle elezioni di mid-term, il suddetto analista sarebbe stato internato nel manicomio più affollato di Chicago. Oggi, invece, questa psichedelica previsione rischia di trasformarsi in realtà. Patt Quin, vice dell’ex governatore (licenziato con impeachment) Rod Blagojevich, è in gravissima sofferenza contro il semi-sconosciuto Bill Brady. Al Senato, il seggio lasciato “open” dal democratico Roland W. Burris (nominato da Blagojevich dopo l’elezione alla Casa Bianca di Obama, che nel 2004 vinse con il 70% dei voti) si è trasformato in uno dei toss-up più emozionanti di tutta la campagna elettorale. Come se non bastasse, il GOP punta a un numero considerevole di pick-up alla Camera. Quasi certo quello nell’11° distretto (a sud di Chicago) da parte del giovane veterano della guerra in Iraq, Adam Kinzinger, ai danni di Debbie Halvorson. Buone possibilità anche nel 14° distretto (sobborghi occidentali di Chicago) con Randy Hultgren contro il freshman Bill Foster, e nel 17° (Rock Island e West Central Illinois) con Bobby Schilling opposto all’ultra-liberal Phil Hare. Il capolavoro finale, poi, si concretizzerebbe se il repubblicano Robert Dold riuscisse a difendere (contro Dan Seals) il seggio del 10° distretto lasciato vacante da Kirk. Se così fosse, il GOP potrebbe riuscire – contemporaneamente – a strappare ai democratici del Prairie State un governatore, un senatore e tre seggi alla Camera (passando da 7-12 a 10-9). Niente male, per lo stato-simbolo di Obamaland. 
Indiana2008: Obama +1%Sen: Bayh (D) – open Cam: GOP 4 DEM 5
Era il più democratico degli stati dei Great Lakes. Oggi – scivolone di McCain a parte – è il più repubblicano. E anche nel 2010 l’Hoosier State sembra destinato a regalare qualche soddisfazione al GOP. Con il ritiro del democratico Evan Bayh dal Senato, i repubblicani credono molto nella candidatura-di-ritorno dell’ex senatore Daniel R. Coats, il cui vantaggio nei sondaggi nei confronti dell’ex congressman Brad Ellsworth è oscillato tra il 15 e il 20% durante tutta la campagna elettorale. Alla Camera, poi, almeno un pick-up sembra certo per il GOP, con Larry Bucshon nettamente favorito su William Trent Van Haaften nel seggio lasciato libero da Ellsworth nell’8° distretto. Più difficile, ma non troppo, la sfida nel 9° distretto: il blue dog moderato Baron Hill è in grande difficoltà contro l’avvocato repubblicano Todd Young. Se perdesse, dovrebbe ringraziare soprattutto il proprio voto favorevole all’Obamacare. 

Michigan2008: Obama +16%Gov: Granholm (D) – open Cam: GOP 7 DEM 8
La storia elettorale del Michigan è cambiata con gli scioperi degli anni Trenta, che hanno trasformato uno degli stati più repubblicani dell’Unione (71% per Hoover nel 1928) in uno swing-state con forti scivolamenti a sinistra. Il Wolverine State è nettamente diviso in tre: da una parte Detroit, bastione democratico; dall’altra le contee outer state, che hanno conservato la loro tradizione repubblicana; in mezzo i sobborghi, che oscillano tra i due partiti e che in genere decidono chi vince (e chi perde). Nel 2010, dopo il ritiro della sempre meno popolare Jennifer M. Granholm, i repubblicani hanno ottime possibilità di riconquistare la poltrona di governatore: l’imprenditore-maverick Rick Snyder ha 15-20 punti di vantaggio sul democratico Virg Bernero, sindaco di Lansing. Anche alla Camera, il GOP punta a un paio di pick-up. Molto probabile quello di Gary McDowell nel 1° distretto che comprende tutta la upper peninsula, nel seggio lasciato libero da Bart Stupak (quello dell’emendamento anti-aborto sulla riforma sanitaria). Discrete chance anche per Tim Walberg che cerca la rivincita contro Mark Schauer nel 7° distretto. Meno probabili, ma non impossibili, le vittorie repubblicane anche nel 9° e nel 15° distretto. Ma in questo caso si dovrebbe parlare di un massacro.
Ohio2008: Obama +4%Gov: Strickland (D)Sen: Voinovich (R) – openCam: GOP 8 DEM 10 
Swing-state per eccellenza (e sogno infranto dei democratici) alle presidenziali del 2004, l’Ohio si conferma snodo cruciale per le dinamiche elettorali statunitensi anche nel 2010. I repubblicani non dovrebbero avere troppi problemi a conservare il seggio del Senato lasciato libero da George V. Voinovich. Dopo un inizio equilibrato di campagna, l’ex congressman Rob Porter (che ha avuto un doppio ruolo durante l’amministrazione Bush) ha preso il largo nei sondaggi contro l’ex vicegovernatore democratico Lee Fisher. A proposito di governatori, il GOP ha buone chance di mandare a casa l’incumbent Ted Strickland che l’establishment democratico, Obama in testa, sta disperatamente tentando (a colpi di comizi) di difendere dall’assalto dell’ex congressman John R. Kasich. Malgrado lo sforzo, Kasich conserva ancora 3-4 punti di vantaggio nei sondaggi. E resta (leggermente) favorito. La vera batosta per i democratici, però, potrebbe arrivare dalla Camera. Il GOP vede chiaramente a portata di mano almeno tre pick-up nel Buckeye State: nel 1° distretto (Cincinnati e dintorni) Steve Chabot è nettamente avanti nella sua rivincita contro Steve Driehaus; nel 15° distretto (la parte occidentale di Columbus e i suoi sobborghi) l’incumbent democratica Mary Jo Shivers è in grande difficoltà contro Steven Stievers, da lei battuto per un soffio nel 2008; nel 16° distretto (a sud di Cleveland) un altro incumbent democratico, John Boccieri, sta soffrendo più del previsto contro Jim Renacci in una sfida tutta italo-americana. Tre pick-up sarebbero molti, ma il GOP punta ancora più in alto. In caso di “onda rossa” anche il 18° distretto sembra a portata di mano per Bob Gibbs. E (in qualche sogno particolarmente spinto) ci sono repubblicani che hanno sul radar anche il 6° e il 13° distretto. Ma sarebbe troppo, davvero troppo.
Pennsylvania2008: Obama +11%Gov: Rendell (D) – open Sen: Specter (D) – open Cam: GOP 7 DEM 13
Se l’Ohio potrebbe essere una Waterloo per i democratici, in Pennsylvania il rischio è quello di un disastro nucleare. Geograficamente più spostato verso Nordest, in questo ciclo elettorale il Keystone State si sta comportando esattamente come il resto del Midwest (e questo è il motivo per cui l’abbiamo inserito in questa categoria). Ma andiamo con ordine. La poltrona di governatore, lasciata libera dal democratico Edward G. Rendell, dovrebbe andare al repubblicano Tom Corbett, confermando una delle “regole auree” della politica statunitense (dal 1954, il governatore della Pennsylvania cambia partito ogni otto anni). Più dura la sfida al Senato, con il democratico Joe Sestak (che alle primarie ha battuto l’ex repubblicano Arlen Specter) opposto a Pat Toomey, ex congressman, ex presidente del Club for Growth e favorito dei Tea Party. Toomey, che all’inizio della campagna era considerato “troppo a destra” per la Pennsylvania, è stato a lungo in testa nei sondaggi. Nell’ultima settimana Sestak si è riavvicinato, ma ormai potrebbe essere troppo tardi. In caso di esplosione atomica nelle corse a livello statale, le scorie radioattive potrebbero diffondersi rapidamente anche alla Camera. In due distretti i repubblicani sono nettamente favoriti per il pick-up: nel 3° distretto (Earie County) la freshman Kathy Dahlkemper ha i giorni contati contro il venditore d’auto (ed ex giocatore di football a Notre Dame) Mike Kelly; nell’11° distretto (Scranton e i suoi sobborghi), per il repubblicano Lou Barletta dovrebbe finalmente essere arrivato il momento giusto per sconfiggere l’incumbent Paul E. Kanjorski, in carica dal 1984, che lo ha già battuto tre volte. I candidati del GOP, poi, sono in testa anche nel 7°, nell’8° e nel 10° distretto, anche se in questi casi si tratta di sfide più equilibrate. Poi c’è la mina vagante di toss-up puro nel 12° distretto occidentale, per difendere il quale si è mosso addirittura il vicepresidente Biden. La Pennsylvania, insomma, sembra una perfetta riproduzione in scala delle elezioni di mid-term. I democratici potrebbero perdere il governatore, ma potrebbero anche limitare i danni in extremis conservando il loro seggio al Senato; potrebbero subire 2 o 3 pick-up alla Camera (probabilmente consegnandola al GOP con una risicata maggioranza), ma potrebbero anche subirne 4 o 5, e in questo caso ci si troverebbe di fronte ad un vero “riallineamento” elettorale, di quelli che scuotono le fondamenta del sistema politico e influenzano le generazioni successive. Nella lunga notte del 2 novembre scopriremo quale tra questi scenari si troverà di fronte il presidente Obama nella seconda metà del suo (primo?) mandato.
4/Fine© – FOGLIO QUOTIDIANO