The Right Music/1

Il primo post del 2011 (buon anno a tutti!) inaugura una nuova rubrica dedicata alla musica, che speriamo di riuscire a produrre con una periodicità almeno settimanale. In ogni puntata sceglieremo tre canzoni (video incluso, se possibile) che ci hanno particolarmente ispirato. Quasi sempre si tratterà di artisti che non appartengono a filoni mainstream, ma cercheremo di non scivolare nell’indie-a-tutti-i-costi che ci puzza tanto di radical chic. Ma adesso basta chiacchiere, turn the speakers on!

SCANNERS – SALVATION (lyrics)
Partiamo con “Salvation” degli Scanners, una band londinese di alternative-rock con alle spalle cinque anni di gavetta. All’inizio della loro carriera erano un duo, formato da Matthew Mole (voce, chitarra, tastiere) e Sarah Daly (voce, basso, violino). Nei primi concerti la sezione ritmica era completata da una drum machine, ma qualche anno più tardi è arrivato un batterista vero, Tom Hutt, e la line-up si è arricchita anche di Amina Bates (chitarra, tastiere, cori). Dopo aver supportato band come The Horrors, Devo, The Mystery Jets, The Charlatan, Silversun Pickups, The Wedding Present, Electric Six, Juliette and the Licks e Forward Russia, gli Scanners hanno firmato un contratto con l’etichetta indie Dim Mak e inciso il loro primo album, “Violence is Golden” (2006) da cui è stato estratto il singolo “Lowlife”. La canzone che abbiamo scelto è invece il primo singolo del secondo album, “Submarine” (2010), co-prodotto da quel mostro sacro della scena new wave britannica che risponde al nome di Stephen Hague (Public Image Ltd., New Order, James, Peter Gabriel, Dubstar, Erasure, Robbie Robertson, Pet Shop Boys, Siouxsie and the Banshees, Pere Ubu, Blur). I trascorsi 80’s del produttore emergono con prepotenza nell’arpeggio di chitarra di “Salvation” che presto viene intercettato da un tappeto di synth dalle sfumature quasi dark. Patty Smith e Siouxsie Sioux invitate a cena dai (primi) Black Rebel Motorcycle Club: il risultato è meno astruso di quanto possa sembrare. Sconsigliato ai frequentatori incalliti di discoteche nostrane.

 

THE NATIONAL – SORROW (lyrics)
“The National” è una rock band nata a Cincinnati, in Ohio, nel 1999. Malgrado Cincinnati sia una delle pochissime grandi città americane che preferiscono i repubblicani ai democratici, il gruppo in questione è composto da obamiani di stretta osservanza (hanno anche suonato in un paio di gig organizzate durante la campagna elettorale del 2008 per sostenere il candidato democratico). Non è un caso che oggi facciano base a Brooklyn. La line-up è composta da due coppie di fratelli, Aaron e Bryce Dessner (il primo chitarra, basso e tastiere, il secondo chitarra e tastiere); Scott e Bryan Devendorf (il primo basso e chitarra, il secondo alla batteria). Spesso Padma Newsome, dei Clogs, interviene dal vivo e in studio con le sue tastiere. L’album “High Violet” (2010), da cui è tratta la nostra scelta di oggi “Sorrow”, è il quinto inciso dalla band, dopo “The National” (2001), “Sad Songs for Dirty Lovers” (2003), “Alligator” (2005) e “Boxer” (2007). “High Violet” è un album triste ma fantastico, senza una caduta di tono, che (a differenza della maggior parte della musica prodotta oggi) può essere ascoltato dall’inizio alla fine senza abusare del tasto “skip track”. Anche per questo, vi proponiamo una canzone che non è uno dei tre singoli estratti dall’album (tra i quali segnaliamo la stratosferica “Bloodbuzz Ohio”). Sconsigliato a chi non ha versato qualche lacrima durante la scena finale di “Home Alone”.

 

MIIKE SNOW – THE RABBIT (lyrics)
Dopo la malinconia, il ritmo. I “Miike Snow” sono un gruppo indie-pop svedese composto da Christian Karlsson e Pontus Winnberg (in arte “Bloodshy & Avant”), una coppia di produttori di altissimo livello che hanno lavorato con icone del pop come Kylie Minogue, Madonna, Ms. Dynamite, Britney Spears, Christina Milian, e Jennifer Lopez. Nel loro ultimo progetto – “Miike Snow” appunto – si sono affidati al caratteristico timbro vocale del cantante americano Andrew Wyatt (The Bird and the Bee, The A.M.) per dare vita ad un album davvero particolare, che The Guardian ha definito come “un incrocio tra gli A-ha e gli Animal Collective”, diventato una specie di oggetto di culto nei dance club londinesi grazie soprattutto al singolo “The Animal” e ai suoi innumerevoli remix. La canzone che vi proponiamo, “The Rabbit” è inclusa soltanto nella versione deluxe dell’album (con un arrangiamento molto diverso da quello del singolo che ha dato vita al video). Un testo incomprensibilmente criptico, un video ancora più stralunato (il bambino con la barba!) e un incedere ritmico devastante rendono “The Rabbit” un capolavoro inaspettato. Sconsigliato a chi è ancora in possesso di rilevanti dosi di sanità mentale.