Spaghetti salati

Quanto costa in Cina una ciotola di spaghetti in brodo con il manzo? Tanto, sempre di più. È arrivata a costare a Pechino più di quanto lo stesso piatto costi a Hong Kong. E questa ciotola,vista nell’ambito del Capodanno lunare che si è iniziato a celebrare ieri notte, ha un sapore molto amaro. La Clsa, gruppo di investimento e brokeraggio, scrive nel suo ultimo “Indice del Feng Shui” che l’Anno del Coniglio che si apre domani «avrà un’influenza positiva sui mercati finanziari. Noto per la calma e per la personalità, avrà un influsso certamente migliore rispetto all’errante e poco docile tigre, che ha avvelenato e rivoltato i mercati nell’ultimo anno».

La previsione è già in parte smentita da una ricerca sul campo, condotta dal South China Morning Post, che ha dimostrato come l’onda inflattiva in Cina abbia reso Pechino più cara di Hong Kong. Si tratta di una rivoluzione copernicana: il Territorio (per decenni colonia britannica) ospita un’imponente Borsa finanziaria e si è sempre caratterizzato per “l’occidentalità” del proprio tessuto sociale, con un conseguente livellamento dei prezzi verso l’alto. Al contrario Pechino, patria e capitale della rivoluzione maoista, si è sempre vantata del proprio borsino merceologico, fra i più bassi dell’Asia. La crisi finanziaria, le speculazioni e la bolla immobiliare hanno cambiato le cose: oggi, i prezzi medi della capitale cinese sono più alti di quelli dell’ex colonia. William Wong viene da Hong Kong ma vive a Pechino da circa un anno per curare gli interessi della propria società; a parte il prezzo dei taxi, dice, «quasi tutto qui costa di più».

La famosa ciotola di spaghetti di riso con manzo, che nel Territorio oscilla fra i 30 e i 35 dollari locali (circa 2,8 euro) a Pechino si paga 41 dollari. Ma non è l’unico esempio, anzi è uno dei tanti. D’altra parte, lo stesso governo centrale ammette il fenomeno: l’Ufficio nazionale di statistica cinese ha annunciato all’inizio del mese che la media dei prezzi al consumo per la Cina è aumentata nel 2010 del 3,3 %. Lo scopo di Pechino è quello di tenere l’inflazione sotto al 3 %. Il governo sa che l’aumento dei prezzi può mettere a rischio la stabilità interna molto più delle ripetute e conclamate violazioni ai diritti umani compiute dai propri funzionari. La speranza è che i fuochi d’artificio e la calma atavica del Coniglio possano aggiustare la situazione, anche se sarebbe più opportuno colpire la corruzione endemica nel Paese e sviluppare un vero mercato interno, in modo da ridistribuire la ricchezza interna e scongiurare l’ipotesi di una sommossa popolare per l’alto prezzo delle merci e del cibo. Insomma viva il Coniglio. Ma occhio agli spaghetti con il manzo.