Che sarà di noi

E’ una nemesi ai limiti del clamoroso: tre donne chiuse in una stanza potrebbero mettere la parola fine al berlusconismo, caduto per colpa di altre donne che si esibivano a pagamento in altre stanze. Degno di John Grisham, non c’è che dire.

Silvio Berlusconi è al capolinea ormai da qualche tempo e se è riuscito a rimanere in piedi come una sorta di novello Ercolino è soltanto perché è circondato, in casa e fuori, da nani e ballerine. E’ un giudizio tranchant che vale per i consiglieri più stretti del Premier (un vero disastro) e che può essere tranquillamente esteso agli oppositori, assolutamente incapaci di rappresentare una seppur minima alternativa credibile.

Il quesito, adesso, è “che sarà di noi”. Dove andranno i moderati, cosa faranno, da chi verranno rappresentati? Silvio Berlusconi è un’anomalia da superare, anche perché ha ormai esaurito la sua forza propulsiva e riformatrice, ma è certamente un dato che dovrebbe essere tutto e squisitamente politico. Qui, invece, il circo mediatico e giudiziario gioca una partita che è ai limiti del golpe leggero: da un lato alcuni gruppi editoriali, dall’altro schegge non controllate di un potere ormai slegato da ogni concetto di responsabilità hanno individuato in Berlusconi il nemico da abbattere, ad ogni costo.

Ci riusciranno, perché hanno dalla loro la perseveranza e la pervicacia di chi c’è già riuscito con Leone, con la Tangentopoli selettiva del 1992, con gli avvisi di garanzia a mezzo stampa del 1994. E ci riusciranno perché Berlusconi glielo ha permesso, ha offerto il destro ai suoi nemici per portare a termine il disegno e ha prestato il fianco all’attacco finale. E’ di Berlusconi e dei suoi uomini la responsabilità principe di tutto questo. L’aver voluto attendere, mediare all’infinito, il non essere stati capaci di andare fino in fondo sulla strada della modernizzazione di un paese che può salvarsi solo che qualcuno sceglie di immolarsi alla causa della sua crescita. Quel qualcuno doveva essere Silvio Berlusconi, poteva essere solo Silvio Berlusconi.

Se oggi non sono scese le tasse e non sono diminuite le stringenti regole che impediscono all’imprenditoria di crescere, la colpa è essenzialmente sua. Idem dicasi per la giustizia: governa con alterne fortune dal 1994 e non è riuscito a scalfire, neppure minimamente, lo strabordante e schizofrenico potere di alcune procure nei confronti dei rappresentanti eletti dal popolo. Eppure le condizioni c’erano tutte.

Difenderemo Berlusconi perché difendiamo l’idea che un potere, per quanto sacro come quello giudiziario, non possa e non debba determinare la fine di 3 degli ultimi 5 governi italiani rappresentando la vera anomalia del nostro paese. Così come difenderemo Berlusconi perché rappresenta i moderati che si sono messi di mezzo quando la gioiosa macchina da guerra sembrava dover rullare qualsiasi cosa. Detto questo, crederci ancora sarà difficile. E questo è un giudizio politico e vorremo poterlo esprimere per quello che è, prescindendo da Boccassini e De Benedetti e cercando di costruire un centrodestra nuovo, con il Berlusconi del ’94. Come modello, non come candidato Premier.