Chi vince e chi perde

Avendo seguito durante l’intera nottata di oggi i primi risultati delle elezioni amministrative in UK riassumo brevemente il risultato e le prime impressioni che ho ricavato dai dati provenienti da Galles, Scozia e Inghilterra, in attesa dello spoglio oggi pomeriggio del referendum sull’AV (dall’esito a maggior ragione scontato, visto il risultato della notte) e dei risultati del Nord Irlanda nei prossimi giorni.

Parto dai grandi sconfitti della nottata: i liberaldemocratici del vicepremier Clegg, basta questo dato amministrativo per capire come di fatto anche quello referendario sarà di ugual segno.

I libdem si sono quasi estinti in tutto il Regno nel giro di una notte, dopo un anno vissuto in modo evidentemente delirante a fianco dei Tories (i quali invece riescono addirirttura a guadagnare seggi alle spalle dei loro alleati di minoranza) secondo il giudizio dell’elettore inglese.

Il Labour ha grossi problemi proprio nel luogo da cui provengono due suoi ex leader: la Scozia.

Riesce a difendersi nei soliti bacini tradizionali inglesi (sebbene per il momento non sfondi) e nel complesso è avanti di 2 punti percentuali rispetto ai tories come media nazionale.

I Tories però a differenza dei loro soci di governo si difendono bene in Galles e addirittura in Scozia vanno meglio dei libdem (il che significa davvero un disastro di proporzioni apocalittiche per i libdem!).

In Inghilterra i tories stanno dominando nel numero dei consigli e nei seggi e si prevede una estesa macchia blu sulla cartina a spoglio concluso.

La grande sorpresa e il grande vincitore della notte si chiama però SNP, gli indipendentisti scozzesi di Salmond hanno annichlito i Libdem rubando tutti i voti, e hanno sconfitto pesantemente anche il Labour addirittura in alcuni feudi scozzzesi sicuri.

Hanno pigliato voti a raffica in ogni parte della Scozia, isole escluse (andate ad appannaggio dei libdem)!.

Quindi quali scenari si aprono ben sapendo che l’AV verrà quasi presumibilmente bocciato (e non solo per la scomparsa dell’elettorato del partito proponente, i libdem)?

A mio giudizio, se lo SNP non farà come ha fatto la Lega nel decennio scorso, dopo il suo boom pensando di costruirsi un ruolo di “partito ecumenico”, l’indipendenza per la Scozia da oggi è molto più vicina.

Non fosse altro perchè gli altri partiti nazionali lab e libdem sono in grave crisi di consensi proprio in Scozia ma anche nel resto del Regno.

Certo i tories sono per l’unità del Regno da sempre, e un partito che vince e regge la prova della coalizione alle urne, potrebbe cercare non solo di disfarsi dei libdem andando alle elezioni anticipate, ma cercando ache di bloccare sul nascere ogni velleità indipendentista oltre il vallo di Adriano.

Ma potrebbero paradossalmente anche pensare a un qualche accordo di massima con lo SNP per ridurre la portata dei due partiti (libdem e lab) suoi diretti rivali sul piano politico sul nazionale entro il solo contesto politico inglese (dove ora oggettivamente i tories sono sicuramente più forti dei concorrenti).

Quindi al fine di ridurre il peso politico lab e libdem si potrebbe aprire anche la possibilità concreta di una fase avanzata verso la secessione della Scozia.

D’altronde a Cameron restano poche possibilità, dato che lo SNP prossimamente potrebbe diventare paradossalmente il terzo incomodo sul piano nazionale in termini di voti, sostituendosi ai libdem quanto a portata di consensi anche solo puntando nella natia Scozia.

Il fatto che Cameron abbia puntato nettamente sul sistema attuale maggioritario sfavorendo i libdem è un segnale che dovrebbe indicare un interesse dei tories a conservare una preminenza politica evitando possibili sistemi di coabitazione a Downing Street e certamente lo SNP non si è disponibile a tali intese (a maggior ragione per la sua ragione autonomista anti-inglese e anti-tories, e a maggior ragione dopo la fine dei libdem).i

Cameron però deve comunque scontrarsi con il fatto che la Scozia non è i libdem, a maggior ragione ora che non li vota più.

Cameron non potrà mai essere un leader britannico ma solo inglese, dato che sia in Scozia ma sopratutto in Galles (aspettando i risultati in Nord Irlanda) egli e il suo partito non trovano consensi adeguati per tali ambiziosi ruoli a loro volta “ecumenici”.

In Scozia ora c’è un partito indipendentista che certamente cercherà di far valere le proprie ragioni forte del suo seguito di voti.

Il fatto che gli scozzesi si siano espressi in massa verso lo SNP anzichè i libdem e il labour, significa che solo tale partito viene ritenuto difensore (a torto o a ragione) degli interessi degli scozzesi.

Lo SNP per la sua peculiarità nazionalista scozzese non può andare a Westminster o a Downing Street e atteggiarsi a ruolo di comprimario di Cameron e del suo governo.

Salmond non è un cialtrone  pavido come Umberto Bossi e la Scozia è storicamente e culturalmente più viva della inesistente Padania!.

Il Labour e i Libdem specie negli ultimi tempi hanno dimostrato di considerare la Scozia solo un mero bacino di voti per le loro manovre politicanti a Londra, con poco interesse in merito alle richieste della gente del luogo.

Gli elettori quindi si sono vendicati forse anche tramite il voto di protesta, forse anche con una sensibile riconsiderazione della situazione vigente, punendo il Labour e i Libdem con il voto verso lo Scottish Natonal Party.

Quindi è assai probabile che tale pacchetto di voti indipendentisti scozzesi non solo siano inutilizzabili per Cameron, ma di fatto tale pacchetto venga sottratto in particolar modo ai libdem e labour danneggiandoli seriamente.

Che Cameron e i tories non possano ambire  elettoralmente al successo o al bacino di voti scozzesi, è dato per scontato da tutti gli analisti, molto meno questo è avvenuto in tempi recenti sia per libdem che per il Labour (si pensi specie al New Labour degli ultimi due decenni).

Al contempo però, Cameron deve tener conto che i libdem sono usciti quasi di scena a livello nazionale con le ossa fratturatissime e in piena crisi di nervi al loro interno tra la fazione sinistrata e quella liberale.

L’intesa di coalizione tra i libdem e i Tories al governo è a rischio per contrapposti interessi che difficilmente veranno appianati da un rimpasto (il quale poi sfavorirebbe i Libdem), i tories hanno tutto interesse (ora che sono forti e che hanno scaricato efficacemente e molto spesso non a torto, tutte le colpe all’alleato di minoranza davanti agli elettori del regno), a correre il prima possibile da soli alle elezioni politiche per un governo monocolore al fine di realizzare il programma.

Clegg non è riuscito a far cambiare mentalità al suo partito e questo è un limite suo come leader e della sua compagine, che non ha caso è stata pesantemente punito dagli elettori anche in merito ad una proposta di riforma della legge elettorale che non solo non era proporzionale ma neppure efficace per le altre forze politiche minoritarie nel regno al fine di avere maggior visibilità.

L’unico beneficiario sarebbe stato Clegg, appare quindi evidente che tale furbata-porcata a differenza dell’Italia non sia stata apprezzata dagli elettori britannici.

I libdem nel tentativo spasmodico di recuperare consensi e di staccarsi dai conservatori potrebbero addirittura sacrificare la ormai loro fallimentare esperienza di governo per puntare ad una sterile opposizione sinistrata.

Lo stesso Labour pur non brillando (anzi…) ha tutto interesse a far fuori politicamente i libdem cercando di guadagnare il loro elettorato in fuga evitando ogni intesa politica con la leadership di questa, spingendo per le elezioni politiche il prima possibile (come hanno dichiarato anche i suoi stessi esponenti) nel tentativo di evitare possibili polemiche interne al partito specie riguardo la sua giovane leadership.

A fronte di tutto ciò lo SNP potrebbe inserirsi in tali vicende proponendo l’agenda indipendentista (forse anche secessionista!?) ricreando a fronte della debolezza di libdem e laburisti, una rivalità diretta tra SNP e Tory, tra Scozia e Inghilterra tale da indurre il secondo a prendere seriamente sul serio la possibilità di sganciare la Scozia dal proprio sistema politico qualora non voglia intestardirsi nel solito atteggiamento da nazionalconservatore sovente presente nei tories che certamente potrebbe anche essere deleterio specie se proprio lo SNP dovesse perdere appeal presso gli scozzesi (i quali potrebbero tornare a rivotare in massa i Libdem o il Labour con grosso danno per i Tories).

Cameron non ha interesse a farsi nemico lo SNP, questo eminentemente per ragioni elettorali; a maggior ragione se lo SNP si orienterà su un programma interno di governo locale basato su istanze conservatrici o moderate-centriste auspicabilmente meno stataliste del passato e più propense al libero mercato.

Esso potrebbe apparire soluzione migliore dei libdem e dei laburisti anzichè semplice loro imitazione autoctona sul suolo scozzese.

Se lo SNP si sostituirà ai libdem e ai laburisti presentandosi come forza politica di centrodestra moderato avente peculiarità locali potrebbe addirittura diventare una insidia mediatica proprio all’immagine di Cameron nel Regno specie qualora ll giovane leader Tory cercasse lo scontro con Salmond.

Non a caso Salmond nelle sue prime dichiarazioni ha preferito saggiamente muovere guerra al Labour scozzese dichiarando la sua egemonia in Scozia come terminata grazie al trionfo dello SNP, accusando il partito di Milliband di una campagna antisecessionista al limite della paranoia.

Staremo a vedere nelle prossime settimane e mesi, certamente vista anche la condizione generale dell’economia UK e la crisi degli eurostati (si pensi al Belgio o Spagna), non è escluso che il successo dello SNP non possa diventare il vero motore per un processo di secessioni a catena in giro per l’Europa laddove le condizioni socio-politiche sono favorevoli.

Nel caso britannico in particolare anche le condizioni politiche interne ai partiti del Regno, gli interessi dei due principali leader vincenti (Cameron e Salmond) e il giudizio espresso dai rispettivi elettorati inglese e scozzese paiono essere favorevoli al fine di poter immaginare tale genere di scenari secessionisti.