Il nuovo che avanza

Che la buona politica sia una faccenda di merito e non di anagrafe è radicato parere di chi scrive. Se a fare di conto, nel paesello, il più bravo è il nonnetto di settant’anni, dovrebbe essere lui a tenere in mano i conti del campanile. Sostituirlo in virtù di una strafottentella “quota-baby”, non è cosa buona e giusta per il bene della collettività. Orientamento quanto mai impopolare in una congiuntura nella quale tutti i politici sono brutti e cattivi e il giovanilismo imperante si riversa ad ondate come panacea di tutti i mali pubblici.

Arriva in aiuto di noi bistrattati meritocrati senza tema di documento d’identità, la bizzarra vicenda incorsa in questi giorni nell’ateneo capitolino di RomaTre. Il Consiglio degli studenti, il parlamentino che raccoglie una delegazione di tutte le rappresentanze studentesche, ha bocciato con 15 voti contrari e 13 favorevoli l’idea di intitolare un’aula della facoltà di Giurisprudenza ai giudici Falcone e Borsellino.

Repubblica e il Tempo, nelle loro edizioni locali, hanno dato spazio alla vicenda. Ma, come al solito, la questione, almeno a mezzo stampa, si è conclusa con una ridda di giustificazioni e accuse incrociate nel mezzo delle quali è praticamente impossibile districarsi, e dalla quale ognuno torna a casa con il proprio pezzettino di verità. Abbiamo provato a vederci chiaro, e ne viene fuori una storia divertentissima.

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