C’è del Web a destra

Due paginette rapide ed efficaci per dire che qualcuno, nel governo, un problema se l’era posto. Quella di Giorgia Meloni sul tema della delibera AgCom è stata una presa di posizione per niente banale. Il problema della classe politica italiana è sempre lo stesso: continuare a reiterare modelli anche quando questi sono totalmente scollegati da ogni dato reale. Il ministro Meloni nella sua lettera a Calabrò sintetizza benissimo questo aspetto censurando “una legislazione ferma a modelli ottocenteschi” e rimarcando come, nella civiltà dell’informazione (e dell’informatizzazione) il solo tentativo di ingabbiare il diritto di ognuno a divulgare dei contenuti appaia quantomeno anacronistico.

E’ finita praticamente in punta di diritto, tra direttive comunitarie e prinicipi costituzionali. Questo imponeva la prassi tra AgCom e Ministero. Eppure rimane, sullo sfondo, un problema tutto politico. Non è possibile – ed è paradossale che un comunicatore sopraffino come Berlusconi non lo capisca – che ogni qual volta sul tavolo appare la parola “internet” il centrodestra letteralmente sparisca dal dibattito. Tanto che, escluse le belle eccezioni della Meloni stessa e di Daniele Capezzone, nessuno sembra essersi accorto che ormai i veri laboratori politici vivono tutti online.

Contro l’impostazione che sembrava informare la prima delibera dell’AgCom non si sono scagliati non soltanto agit-prop di sinistra ma anche tanti giovani moderati che hanno visto in questa entrata a gamba tesa l’ennesimo scivolone burocratico su un tema che, invece, dovrebe richiamare un atteggiamento pragmatico e moderno. Solitamente siamo pronti a puntare il dito contro le cose che non vanno e a indignarci per l’insensibilità dei nostri politici su temi che si elevano qualche centimentro sopra la normale demagogia da salotto tv. Questa volta è giusto fermarci un secondo a dire che del buono c’è. Sta (anche) a destra, siede al governo e si occupa di giovani. E’ una vittoria per tutti.