Dubliner/2

Il primo parco che visito a Dublino si chiama St. Stephen’s Green e si trova vicinissimo alla centralissima Grafton Street. La particolarità del parco è la statua di James Joyce, anche se quel che colpisce è la totale tranquillità di un’area verde che dista, forse, cinquanta metri dal cuore dello shopping dublinese.

A pochi metri, come detto, c’è Grafton Street che a queste latitudini è un po’ come Via Montenapoleone. Ragazzini che fanno avanti e indietro e negozi pieni di firme. La cosa bella è che è pieno di artisti di strada. Artisti veri, che suonano musica vera e che ti fanno capire come qui la musica sia una vera e propria passione. Suonano tutti: piccoli, grandi, mamme, papà, nonni con nipoti, amici e famiglie intere. L’occhio mi cade su un promettentissimo trio very irish. Si chiamano Verona Riots e per tre euro mi porto a casa il loro album. Sarà il tormentone estivo e quando saranno famosi più dei Take That ricordatevi che qui lo avevo detto.

Fuori dal centro e lontano dai Verona Riots (ormai mio gruppo preferito) c’è Cobblestone, un pub che ci è stato consigliato dal tassista che si è preso cura di noi tra aeroporto e albergo. E’ un posto molto poco turistico e, infatti, non ci troviamo stranieri, ma davvero singolare. La prima sala ospita un bancone pieno di spine (la spillatura della Guinnes è un rito da ammirare in rigoroso silenzio), qualche tavolino e un angolo dedicato a suonatori che immagino siano volontari. Con la loro chitarra, banjo e tutti gli strumenti che qui sono in grado di strimpellare, un paio di anziani signori intonano musica irlandese. La loro passione si legge negli occhi ed è bello bere birra e ascoltarli. Il “Do not disturb the musicians” è perfino superfluo: qui nessuno si sarebbe sognato di rompere questa magia. Pochi metri più in là c’è una seconda stanza, lunga e stretta, banco più piccolo e palchetto per le esibizioni. Ogni sera un gruppo diverso. Quando ci passiamo noi è il turno di Minnie and the Illywhackers, quartetto tutto incentrato sulla splendida voce di Angie McLaughlin e che si lascia andare ad un folk misto swing con diverse contaminazioni bluegrass.

Fuori, intanto, Dublino conferma le dicerie. C’è un cielo bellissimo (la foto che vedete è opera mia) che rende tutto speciale. Ancor più speciale se condiviso con chi ti ha rubato il cuore. (2/continua)