Dubliner/3

Dublino è una città eccezionale perché ti dà l’impressione netta di produrre cultura quasi spontaneamente, così, per il semplice fatto di esserci. Dublino è una città letteraria non solo per Joyce, Wilde, Yeats e tanti altri. E’ una città che trasuda poesia perché è in grado di trasmetterti poesia. E’ così e non c’è nient’altro da dire se passeggiare per i giardini del Trinity College ti mette addosso la voglia di scrivere: lettere, poesie, poemi, qualsiasi cosa. E così fermarsi all’Oscar Wilde Memorial diventa un piccolo omaggio a chi, con la raffinata semplicità dublinese, sanciva verità assolute con rasoiate relativamente brevi.

Poco più in là, alla National Library, ci siamo goduti anche la mostra dedicata a Yeats. Esposizione curata, multidimensionale e davvero ben fatta pur (immagino) con costi contenuti: niente effetti speciali e tanta sostanza. L’atmosfera della National Library è la stessa di una grande biblioteca. Silenzio e meditazione si fondono in un ambiente che è maestoso e dimesso al tempo stesso.

In questo post vi lascio altri due consigli per due pub da visitare se capitate da queste parti. Il primo è l’O’Neill’s, vicinissimo a Trinity College e che è un punto di riferimento sicuro per i tanti universitari dublinesi. L’ambiente è carino, con spazi molto ampi e un buffet per la cena davvero ben allestito. Io assaggio una birra Smithwick’s (consigliata da AleTap) e devo dire che mi piace parecchio: leggera, colore rubino, sapore poco deciso e per niente impegnativo. Per gli stessi motivi, credo, alla mia dolce metà piace molto poco. Comunque il pub è molto carino ed è pieno di schermi su cui trasmettono uno sport davvero bizzarro, a metà tra il calcio e il rugby, con qualche spruzzata di pallamano. Dicono si chiami calcio gaelico e se all’inizio mi pareva una mezza bestemmia devo dire che alla fine, probabilmente grazie alla Smithwick’s, ho apprezzato questa nuova disciplina così amata nella terra dei trifogli.

La seconda menzione spetta di diritto a The Brazen Head. Per i dublinesi è IL pub. Il primo, il più bello, quello dove ti siedi e lasci che le birre facciano il resto. L’atmosfera è effettivamente unica:gli interni trasudano storia e storie di gente passata di lì. La domenica pomeriggio un quartetto di simpatici locali canta e strimpella, portandosi dietro l’intero pub e coinvolgendo anche il più restio degli avventori (io) a cantare canzoni patriottiche irlandesi. La Regina Elisabetta mi perdonerà, spero. Dietro il banco due signori sulla cinquantina, camicia e cravatta, spinano Guinnes e se non gli viene bene come dicono loro la buttano. E ricominciano il rito. Un piacere. Sláinte! (3/continua)