Ritorna Al Qaeda

Prima o poi ci toccherà bombardare i ribelli libici. Dopo averlo fatto con Gheddafi. Nei quartieri generali dell’Alleanza atlantica la battuta che circola con più insistenza è questa. Specie dopo che si è scoperto il curriculum vitae di Abedelhakim Belhaj, l’uomo che ha guidato i berberi alla liberazione di Tripoli. Si tratta infatti di una vecchia conoscenza degli Usa ed aveva fatto anche un periodo di detenzione a Guantanamo e poi a Bangkok nel 2004 dopo essere stato catturato tra i cosiddetti resistenti in Afghanistan. Si fa chiamare anche Abou Abdallah al Sadeq. Pare si sia fatti tutti i santuari del terrorismo jihadista prima di venire beccato dalla Cia: Iraq, Pakistan e infine Afghanistan. Il proprio training da guerrigliero sarebbe cominciato già dal 1988 in Afghanistan quando aveva solo 22 anni. La Cia lo ha interrogato a modo suo nel 2004 prima di rilasciarlo a Bangkok. Da qui sarebbe stato estradato in Libia dove venne tenuto in carcere da Gheddafi fino al 2009 per poi venire liberato quando il raiss penso di allearsi persino con Al Qaeda. In pratica Belhaij è considerato uno dei leader militari del Gruppo combattente islamico libico. Un gruppo bandito internazionalmente dopo l’11 settembre e perseguitato anche da Gheddafi negli anni ’90.

E poi di nuovo dopo l’11 settembre 2001 nel periodo in cui voleva accreditarsi come alfiere della lotta al terrorismo islamico nel Maghreb agli occhi di Bush figlio. Il gruppo cui apparteneva Belhaj era  stato fondato nel 1990 da mujahidin libici di ritorno dall’ Afghanistan e in precedenza era stato guidato da Abu Laith al-Libi, un alto leader di Al Qaeda in Afghanistan. Uomo  che si ritiene essere stato un anello di  collegamento chiave tra Al Qaeda e i talebani.

La scarna biografia di Belhaj  ci racconta che è  nato nel 1966,  che è  laureato in ingegneria civile. E che dovrebbe avere anche due mogli: una marocchina e una seconda sudanese. Partito per l’ Afghanistan nel 1988 per partecipare alla jihad contro le forze di occupazione sovietiche, lo ritroviamo in Pakistan, Turchia e Sudan negli anni ’90. Poi gli arresti in Afghanistan e in Malesia nel 2004, la prigionia a Guantanamo e la “rendition” in Thailandia dove sarebbe stato interrogato dalla CIA prima di essere estradato in Libia nello stesso anno. Nel 1995 ben 1800 membri del suo gruppo vennero segregati in carcere da Gheddafi che solo nel 2010 cominciò a liberare i capi del movimento in un disperato tentativo di restare in sella.