Obbrobrio giuridico

L’ultima vicenda processuale di Berlusconi mi fa venire in mente un caso che tempo fa ho letto in La Fabbrica degli Errori, di Mauro Mellini (Edizioni Koinè): dopo una lite furibonda tra due fratelli, uno dei due scomparve, e l’altro venne condannato per omicidio ed occultamento del cadavere. Senonché dopo qualche tempo il morto si presentò vivo e vegeto, e si capì che era scomparso proprio per fare un dispetto al fratello e metterlo nei guai.

Questo era un esempio di errore giudiziario clamoroso, anche perché i giudici erano convinti dell’omicidio “oltre ogni ragionevole dubbio”, nonostante la difesa avesse presentato un testimone che affermava di avere visto vivo quello che avrebbe dovuto essere morto. Il testimone che “aveva osato” andare contro il teorema dei magistrati era stato inoltre condannato per falsa testimonianza.

Come rileva Mauro Mellini, non si fece nulla per modificare le regole procedurali del processo e per cercare di evitare che le persone venissero incarcerate come omicide mentre i cadaveri se ne vanno in giro per il paese vivi e vegeti. Quel caso clamoroso portò ad emanare una norma che, bontà sua, riconosceva all’omicida la revisione del processo per non aver commesso il fatto.

E’ con un simile sistema processuale che si svolgono i processi a Berlusconi. In quello che attualmente colora le prime pagine dei girnali in un primo momento il premier era stato chiamato a testimoniare in qualità di vittma di un ricatto. Com’è noto, Berlusconi si è rifiutato di andare a testimoniare in quanto non gli era concesso di presentarsi accompagnato dai suoi avvocati.

Nel momento in cui il processo avrebbe dovuto essere trasferito gli inqurenti hanno tirato fuori dal cilindro l’iscrizione nel registro degli indiagati di Berlusconi, ribaltando gli eventi. Non è più Berlusconi la vittima di un ricatto, ma è un corruttore di testimoni, in quanto avrebbe indotto Tarantini, il suo ex ricattatore, a testimoniare il falso.

Il cambio di posizioni processuali è avvenuto proprio in concomitanza con la notizia del probabile trasferimento del processo, e non in occasione della scoperta di nuovi elementi che hanno consentito di trasformare la vittima in un colpevole.

Ora, delle due l’una: o gli inquirenti non hanno in mano gli elementi necessari per iscriverlo nel registro degli indagati, ed allora l’iscrizione nel registro degli indagati è una mossa per tenere il processo nelle proprie mani e per continuare ad “indagare per cercare qualcosa su cui indagare”, in una vera e propria forma di persecuzione giudiziaria, abuso di potere ed attacco alle istituzioni, oppure i magistrati avevano già in mano gli elementi per accusare Berlusconi, e allora hanno cercato di interrogare senza la presenza del suo avvocato una persona che è già indagata anche se (dolosamente) non ancora iscritta nel registro degli indagati, e di nuovo si può parlare di persecuzione giudiziaria, di abuso di potere e di attacco alle istituzioni.

In un paese serio i giudici di Napoli sarebbero radiati e processati per alto tradimento.