La strana coppia

Siamo soliti definire una coppia “strana” quando i due componenti non hanno nulla, ma proprio nulla, in comune. La coppia di cui vi voglio parlare non è però strana al 100%. Loro, Gianni Alemanno e Roberto Formigoni, due storie diverse, due ideali diversi, due carriere politiche diverse. Il primo, storico componente di Msi prima e An poi, nato e cresciuto con un cultura di destra si è poi avvicinato alle idee più moderate nel Pdl. Il secondo, cattolico, ciellino doc, ex, ma non troppo, democristiano è passato dal centro al centrodestra. Uniti sotto la stessa bandiera, sotto lo stesso leader, ma con posizioni differenti. Cosa hanno in comune? Lui, Silvio Berlusconi. Se è stato proprio lo stesso presidente del consiglio ad unirli potrebbe essere sempre lui la causa di possibili litigi. Uno presidente della regione Lombardia, l’altro sindaco di Roma, ma entrambi con un occhio rivolto alla politica nazionale e alla successione di Silvio B.

Roberto Formigoni propone costantemente primarie subito per il Pdl, soprattutto adesso che secondo lui il voto potrebbe essere anticipato al 2012, aprire al dialogo con l’UDC di Casini per costruire insieme a lui ed Alfano la sezione nazionale del Partito Popolare Europeo. Qualcuno ha parlato di nuovo CAF (dopo Craxi-Andreotti-Forlani, ecco Casini-Alfano-Formigoni) e qualcun’altro di nuova DC. In questo caso le primarie servirebbero anche a scegliere il possibile candidato premier e Formigoni ha già una solida base di voti grazie a CL e al sostegno di personalità importanti del partito come Maurizio Lupi. Partirebbe svantaggiato, chiaramente. Alfano è più popolare del governatore lombardo e da segretario del Pdl sta sicuramente acquisendo prestigio, per questo Formigoni ha scelto una strategia ben chiara: dare un segnale di discontinuità, interrompere il periodo degli yes man di SB e lanciare costantemente duri attacchi al governo, che invece Angelino Alfano difende, giustamente dato la posizione che ricopre. Due percorsi diversi, ma non sono gli unici.

Torniamo infatti a Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma è uno degli ex colonnelli finiani che non hanno seguito il presidente della Camera in Futuro e Libertà, ma sono rimasti fedeli al progetto Pdl. Da sempre ostile alla Lega Nord, per ovvi motivi geografici, è uno dei maggiori sostenitori dell’alleanza con l’UDC, proprio come Formigoni, ma non vuole assolutamente sentir parlare di nuova DC o nuovo CAF. Le cose da prima repubblica non gli interessano e non vuole lasciare la sua immagine di alfiere della destra moderna portando avanti ancora i suoi ideali di nazione e merito, per questo ha duramente attaccato Nicole Minetti in uno dei suoi ultimi interventi pubblici, sostenendo di non voler più figure simili nelle istituzioni. Peccato si sia dimenticato che anche sua moglie sia stata eletta nel listino bloccato senza aver fatto nessuna gavetta, ma questa è un’altra storia.

L’asse Alemanno-Formigoni ha tenuto banco tutta estate, un’alleanza tra Milano e Roma per la dura battaglia contro la manovra economica che ha colpito specialmente gli enti locali e contro lo strapotere leghista, infatti al Consiglio Nazionale di inizio Luglio si è parlato di patto anti-padano tra i due leader.

Quindi loro, con due storie così lontane si ritrovano più che mai vicini proprio ora che sono in attesa del momento più importante, l’occasione più grande per la loro carriera politica.

E poco importa chi vincerà, se vincerà uno dei due o se sarà Alfano o chi per lui, quello che importa è che nel Pdl si cominci a intravedere una nuova classe dirigente, costituita da persone giovani e pensanti, non più al servizio dell’unico leader, ma in grado riportare il Popolo della Libertà sulla rotta iniziale, cioè quella del grande partito liberale di cui necessita questo paese, perché un Pdl nelle condizioni attuali non è più votabile e andrebbe verso una netta sconfitta elettorale.

Meno Stato, più società. Lo slogan chiave del 94 che segnò l’inizio di Berlusconi deve fungere da punto di riferimento anche per la nuova era del centrodestra. Non più governi semi-socialisti, ma riforme coraggiose fatte da gente coraggiosa, solo così si potrà arrivare al prossimo voto con la possibilità che il centrosinistra non torni a governare il Paese, un Paese che ha bisogno di uno Stato moderno che faccia meno, molto meno, ma bene, molto bene. Ora fa troppo e male.