Novantaquattristi

Mentre tutti si affrettano ad accreditarsi come frondisti o malpancisti di questa o quella corrente e mentre le cene romane fanno il pieno di peones pronti ad inscenare “Idi di Marzo” fuori stagione alle spalle di Re Silvio, loro si definiscono semplicemente “ultralealisti”. Forzisti della prima ora, vicini a un totem della rivoluzione liberale come Antonio Martino e, particolare non irrilevante, toscani estranei al rito verdiniano: Deborah Bergamini,  Alessio Bonciani e Paolo Amato sono solo tre esponenti della pattuglia parlamentare che chiede a Silvio Berlusconi un cambio di rotta nel solco di quel che fu il sogno tratteggiato dal Cavaliere nel 1994.

Per settimane molti attenti osservatori dei movimenti di Palazzo Madama e di Montecitorio li avevano inseriti nella lunga lista di uomini e donne pronti a indicare il pollice verso in caso di nuova richiesta di fiducia da parte dell’attuale esecutivo. Lunedì, a sorpresa, la mossa dei tre. “Abbiamo rotto gli argini prima degli altri – spiega Deborah Bergamini-  Già nel settembre del 2009, al coordinamento regionale di Viareggio, presentammo un documento molto critico per denunciare la gestione oligarchica del partito. Nella primavera dell’anno dopo, abbiamo confermato tutta la nostra preoccupazione. Oggi, però le cose sono cambiate, c’è un nuovo segretario, Angelino Alfano e sta facendo un buon lavoro. Ha tutto il mio appoggio. Vedo che il partito si sta dando una serie di regole, per essere più aperto alle istanze del territorio, adesso vediamo che stagione si apre.”

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