B. e lo spread

Ci avevano garantito che se Berlusconi si fosse dimesso lo spread con il Bund tedesco sarebbe subito tornato alla normalità. Ovviamente non è stato così.

I mercati sembrano non aver reagito bene alla prima spruzzata di rinnovamento sulla politica del Belpaese. Dopo l’apertura ottimista di questa mattina lo spread con i Bund tedeschi, che valuta la soglia di rischio che i nostri titoli di Stato non vengano ripagati, tocca quota 575 con rendimenti oltre il 7%. Un brutto record da registrare dunque. A peggiorare la situazione è arrivata la notizia che “LCH Clearnet, una grande casa di brokeraggio che funge da clearing sul mercato dei titoli di stato e obbligazionari, ha annunciato che con effetto immediato che i Btp italiani subiranno quasi un raddoppio dei tassi pagabili in deposito, i cosiddetti margini.” Ciò significa che i futuri acquirenti di Btp dovranno pagare anche un tasso d’interesse maggiore provocando così, sempre secondo il WSI, “una minore redditività dei titoli, oltre al ribasso dei prezzi verificatosi da luglio ad oggi”.

Ad aumentare il disagio della situazione italiana si aggiunge anche la banca internazionale britannica Barclays che in un comunicato ufficiale spiega: “Italy is now mathematically beyond point of no return”. Tradotto: l’Italia è matematicamente al di là del punto di non ritorno”, spiegando che le dinamiche negative che si auto alimentano, quelle che adesso stanno minacciando il nostro Paese, sono molto difficili da spezzare. Anche il finlandese Olli Rehn, commissario agli affari economici, ha deciso di dire la sua spiegando che “Visto la situazione attuale, l’Italia non raggiungerà il pareggio di bilancio nel 2013 e pertanto serviranno nuove misure” Durissime le ripercussioni sulla borsa italiana. Piazza Affari perde, in questo momento, circa il 4%, Intesa perde il 6%, così come Unicredit. Ma sono Mediaset e Lottomatica quelle che risentono di più delle annunciate dimissioni del premier lasciando sul campo rispettivamente il 10% e il 13% del valore delle loro capitalizzazioni.

Non dev’essere stata questa “la svolta” che Bersani immaginava ieri sera. Per non parlare di chi per giorni si è ostinato a raccontarci che il solo annuncio di possibili dimissioni del Premier avrebbe migliorato la situazione dei mercati e il loro atteggiamento rispetto al nostro paese.