Schettini

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Su twitter qualcuno come Cristian Rocca c’aveva scherzato su domandandosi: «Chi farà, domani, il pezzo su Schettino simbolo dell’era berlusconiana e DeFalco della nuova era tecnica e pragmatica?». In realtà non c’è stato bisogno di aspettare un nuovo giorno: ci aveva già pensato Gramellini su La Stampa.

Il suo ” Buongiorno” iniziava infatti con queste parole: «C’erano voluti due mesi per ritornare all’onor del mondo. Due mesi di loden e manovre, di noia e ricevute fiscali. Due mesi per nascondere i politici di lungo corso sotto il tappeto o in un resort delle Maldive. Due mesi per far dimenticare il peggio di noi: la faciloneria, la presunzione, la fuga dalle responsabilità. E invece con un solo colpo di timone il comandante Schettino ha mandato a picco, assieme alla sua nave, l’immagine internazionale che l’Italia si stava ricostruendo a fatica».

Era impossibile che le vicende pre-loden non trovassero una scusa per poter riemergere, magari però uno si aspettava che con ancora una ventina di persone disperse e con il numero dei cadaveri che aumenta di ora in ora, a questo giro le “firme più prestigiose” del giornalismo italiano potessero evitarci lo spettacolo. E invece no. Per fortuna noi non siamo come loro e, come ha recentemente fatto Giuliano Ferrara, preferiamo rendere omaggio a chi il suo lavoro l’ha svolto fino alla fine e agli abitanti dell’Isola del Giglio che hanno aperto le loro case ai superstiti. Per fortuna non facciamo parte dell’Italia migliore. Crediamo inoltre che le telefonate fra Schettino e la guardia costiera, rese pubbliche a soli tre giorni dall’accaduto, siano la testimonianza di come questo paese si senta sempre più a suo agio nei panni dell’esecutore di sentenze ancora da scrivere.

Che il capitano della nave sia colpevole è fuori di dubbio fin dal primo momento ma, nonostante questo, qualcuno ha sentito il bisogno di dare in pasto all’opinione pubblica le suddette telefonate che, in un paese di diritto, sarebbero emerse soltanto nel corso di un normale procedimento processuale. A questo punto, che in Italia i processi si facciano sui giornali e sui media, diventa sempre meno un cliché e sempre più un fatto sotto gli occhi di tutti.