Ouch!

La buona notizia è che la prossima corsa a sindaco di Londra è ancora aperta. Quella ottima è che Boris Johnson va, nella capitale, decisamente più forte del suo partito. Quella pessima, ed è quella che conta davvero, è che l’ultimo sondaggio Yougov vede per la prima volta Boris rincorrere Ken.

Innanzitutto un passo indietro: alle prossime elezioni comunali londinesi gli sfidanti saranno gli stessi dell’ultima tornata. Da una parte Ken “The red” Livingstone, dall’altra il biondissimo Boris Johnson. Una rivincita della sfida che sancì con chiarezza la fine dell’era del New Labour e di Tony Blair e che aprì il baratro del disastro elettorale firmato Gordon Brown.

La candidatura di Livingstone era l’unica possibile per i laburisti guidati da un altro “The red”, Ed Miliband. A Giugno sembrava essere un’opzione sbagliata, con Boris Johnson avanti addirittura di otto punti (54-46%) in un’ipotetica sfida a due. Oggi il verdetto è decisamente ribaltato con il candidati laburista che sconfiggerebbe il rivale, anche se di misura, 51 a 49.

La domanda che ormai tutti si pongono è che cosa possa aver determinato uno swing così consistente tra i due candidati. Secondo Peter Kellner di YouGov non si tratterebbe di un “surge” generato da un miglioramento del gradimento elettorale per il Labour Party. La questione sembra rimanere, almeno per ora, confinata alle performance elettorali dei due contendenti.

Da un lato c’è l’oggettivo (e rinnovato) movimentismo di Ken Livingstone, dall’altro un’eccessiva presenza mediatica (soprattutto nazionale) di Boris Johnson. Un candidato conservatore ortodosso difficilmente può pensare di vincere in una città tradizionalmente progressista. Per avere qualche chance di successo c’è bisogno di pescare consistenti fette di consenso nell’elettorato che sostiene a livello nazionale Ed Miliband. Il primo Boris Johnson c’era riuscito con successo, il secondo sta andando un po’ meno bene.

Il distacco dagli elettori indipendenti e tradizionalmente progressisti, e la conseguente identificazione di Boris con l’ortodossia conservatrice, arriva anche grazie alle numerose fibrillazioni interne che stanno caratterizzando i Tories negli ultimi due anni: da una parte i New Conservatives di David Cameron, considerati un po’ troppo colombe dai nostalgici del muscolarismo thatcheriano, dall’altra i duri e puri che, dovendo immaginare un leader alternativo al buon Dave, si sono orientati sul sindaco londinese. Il primo effetto è stato quello di rendere decisamente più difficile la sua corsa alla rielezione.

 

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