Giant Nightmare

I New York Giants sono i trionfatori dell’edizione 2012 del SuperBowl, avendo battuto i New England Patriots per 21-17 in una finale che, onestamente, è stata fra le più belle che io mi abbia mai vissuto. Partita semplicemente meravigliosa, non spettacolare come da tradizione per il Superbowl, ma intensa, incertissima fino all’ultimo secondo e giocata maledettamente bene da ambo le parti, difese, attacchi e special teams: nessuno escluso.

Hanno vinto i Giants, evviva i Giants. Hanno vinto in rimonta con un touchdown di Ahmad Bradshaw a un minuto dalla fine. Erano gli underdogs secondo (quasi) tutti gli analisti. Partivano dal turno delle wild-card dopo aver raggiunto i playoffs solo alla fine della regular season. Hanno vinto in un modo dannatamente simile a quello con cui trionfarono nel 2008, sempre contro i Patriots, rimanendo cioè attaccati alla partita fino alla fine per poi operare il sorpasso senza lasciare a Brady alcuna possibilità concreta per ribaltare nuovamente il risultato. Hanno trionfato, lo dico con onestà, in maniera meritata.

Eli Manning ce l’ha fatta. Su queste colonne, qualche settimana fa, avevo scritto che per lui era un’occasione più unica che rara per liberarsi definitivamente dall’etichetta pesante e scomoda di “fratello di Peyton”. L’ha fatto da MVP, da QB d’élite come si era autodefinito, giocando una partita sontuosa: ha completato i primi 13 passaggi del match, portando in vantaggio i Giants con un TD pass per Victor Cruz; non ha perso la calma quando i Pats si sono portati a due possessi di vantaggio a cavallo tra il secondo e il terzo quarto; poi, nel finale, quando la palla scottava per davvero, è stato capace di condurre da vero generale la sua squadra alla vittoria, costruendo il drive vincente partendo quasi dalle proprie dieci yards, e trovando Manningham (I told you!), in quella che verrà ricordata come la play-action che ha deciso la Finale. Una ricezione incredibile, completata sul filo della sideline, con due difensori dei Patriots attaccati alle costole. E’ stato in quel momento che l’inerzia è girata e  i fantasmi del 2008 si sono librati in volo planando sul Lucas Oil Stadium, nelle menti e nei cuori di tutti i Patriots: giocatori, allenatori, dirigenti e membri della PatsNation sparsi in giro per il mondo.

E Brady? Sarebbe stato l’MVP, senza dubbio alcuno, se il Vince Lombardi Trophy avesse preso la strada per il New England: partita straordinaria la sua, condita da un paio di record per il Superbowl e cioè quello per il drive più lungo (96 yards, pareggia quello di John Elway) e quello per il maggior numero di passaggi completati consecutivamente (15, batte Joe Montana). Cosa gli si può rimproverare? Premesso che col senno di poi criticare è esercizio tanto semplice quanto stucchevole, l’unica cosa che mi sento di dire è che il buon Tom, da vincente qual è, è voluto andare per la giugulare dei Giants nel momento topico della partita, andando prima sul profondo per Gronkowski rimediando un intercetto e in seguito, dopo un drive infruttuoso dei Giants, non completando un lancio per Welker che avrebbe portato i Patriots in raggio da field-goal, utile per la staffa.

In quel momento, magari, sarebbe stato meglio per New England avanzare con piccoli guadagni provando qualche gioco di corsa in più, ma siccome sono due le squadre in campo in una partita, c’è da dire che la difesa di New York ha fatto un lavoro eccellente nel 4° quarto, tenendo Brady continuamente sotto pressione e non permettendogli di trovare tracce facili di passaggio. Inoltre Brady ha dovuto fare i conti anche con la precaria condizione del suo target preferito, quel Gronkowski di cui avevo parlato in sede di presentazione del SuperBowl. Chi vi scrive pensa che il Gronk non fosse al più del 30%, ma avendo un cuore che fa distretto, non è voluto mancare al Grande Ballo, pur non riuscendo praticamente a saltare e correndo letteralmente su una gamba sola: le immagini dell’ultima azione della partita (lancio dell’Ave Maria di Brady verso l’end zone dei Giants) sono lì a testimoniarlo e azzardo a dire, amici, che un Gronk sano quell’ultima palla sporcata dalla difesa sarebbe riuscito a catturarla in tempo utile. Ma non siamo qui a parlare di cosa avrebbe potuto essere, siamo qui a celebrare il successo dei New York Giants, che hanno fatto ciò che dovevano, sviluppando perfettamente il gameplan preparato da coach Tom “Tough” Coughlin: hanno tenuto fuori l’attacco dei Patriots per gran parte del primo tempo, fino al drive magistrale di Brady che ha consentito a New England di concludere in vantaggio la prima frazione con il touchdown di Woodhead.

Nel 3° quarto, dopo il touchdown di Hernandez, sono rimasti aggrappati alla partita con un paio di field-goals messi a referto, per poi passare in vantaggio a un minuto dalla fine e, infine, resistendo grazie a una splendida difesa all’ultimo miracolo tentato da Brady, hanno riportato il Vince Lombardi Trophy nella Big Apple e la parata sulla Quinta Strada, quattro anni dopo l’ultimo titolo, vinto, come già detto, contro i Patriots. Va così agli archivi anche questa stagione di football Nfl, che non ha deluso gli appassionati di questa magnifica disciplina sportiva. Personalmente sono felicissimo di aver avuto la fantastica opportunità di poter condividere con Voi su RightNation almeno la parte finale di questa annata. magari, se Vi va, il prossimo anno la vivremo insieme tutto d’un fiato, dall’inizio alla fine.

Un ringraziamento speciale soprattutto per Andrea e per il mio bro Simone, che pubblicano i miei (eufemismo) “articoli” e perdonano il mio elementare stile di scrittura, di certo non al livello degli altri writers di questo fantastico blog. E ora sotto con la March Madness!

P.S. Due parole sull’half-time show: secondo la mia fonte (attendibilissima se si parla di Madonna) lo spettacolo si è rivelato, al solito, preparato meticolosamente e di grande impatto Per chi, però, avesse già visto un live della signora Ciccone non vi sono stati elementi di grossa novità, diciamo che non si è voluto rischiare, è forse ciò è stato un bene. Da segnalare comunque l’entrata in scena dell’artista issata su di un trono dorato trainato da un centinaio di gladiatori unti.. al solito morigerata (questa è per te Simone).