Queensland

Nemmeno la lontana parentela con il terribile Ammiraglio William Bligh, immortalato da innumerevoli pellicole cinematografiche come comandante del “Bounty”, ha giovato alla grintosa discendente che da 5 anni occupava la più prosaica, ma di certo non meno prestigiosa carica di Governatrice del Queensland, stato fino a pochi anni fa tra i più prosperi della Federazione Australiana.

E così, nonostante il fiero cipiglio con il quale Anna Bligh, numero uno del Partito Laburista (ALP), ha affrontato una difficilissima campagna elettorale tentando di invertire la marea soverchiante del voto liberal-nazionale, il risultato delle urne ha rispettato le più catastrofiche previsioni dei sondaggisti. Saranno, infatti, solamente in 7, dei 51 della vigilia, i deputati della sinistra che siederanno di nuovo tra gli scranni del parlamentino di Brisbane. Gli altri, compresi il vice-Premier Fraser e 8 ministri dell’Esecutivo in carica sono andati incontro ad una disfatta di dimensioni storiche nell’intera letteratura politica del paese. Il trionfatore della giornata è ,senza alcun dubbio, l’ex Sindaco del capoluogo provinciale, Campbell Newman, che disporrà di ben 77 postazioni sulle 89 disponibili, una maggioranza mai vista in alcuna assemblea nazionale o locale. E pensare che fino al laborioso ingresso di Newman nella corsa i giochi sembravano davvero aperti nonostante i gravi errori commessi dalla defending champion! 

Lo scioglimento anticipato dell’Assemblea con il sapore agre dell’opportunismo ha nuociuto in maniera palese sulle possibilità della Bligh, ma a cancellare le speranze residue di rielezione ci ha pensato la tattica scriteriata adottata dai suoi consiglieri convinti che la character assassination potesse alla fine pagare. Così non è stato ed i numeri ne sono eloquentissima testimonianza. A contribuire ulteriormente allo tsunami, non fosse bastato quanto sopra, ci si è messo anche il Governo federale della Signora Gillard, uno dei più impopolari di sempre e candidato a sua volta a sicura mattanza elettorale nella prossima tornata prevista per l’estate 2013. La sciagurata carbon-tax, in uno stato come il Queensland nel quale il comparto minerario ha ricoperto un ruolo di primo piano nel boom economico delle scorse decadi, sembra aver convinto perfino i  più ben disposti verso il Labor a cambiare cavallo. In poco più di 18 mesi un capitale di credibilità acquisito sul campo con l’attenta amministrazione del bilancio, frutto di privatizzazioni inusitate per un governo leftist, è stato così interamente dilapidato.

Né ha lasciato tracce il ricordo dell’ ottima prova fornita durante la drammatica emergenza alluvionale dell’inverno scorso. Ad usufruire, seppure in misura molto minore e, forse sotto le aspettative, della debacle laburista va ricordato il neonato Partito Australiano di Bob Katter, parlamentare nazionale fuoriuscito dalla coalizione Liberal-National, che ha tentato di recuperare una quota di elettori rurali affezionati a politiche di protezionismo e conservatorismo sociale. I due seggi raccolti in questa circostanza consentono al fresco leader di nutrire ancora qualche velleità per il campo da gioco principale. 

Quanto al Queensland, ora al nuovo timoniere spetta il compito non facile di assecondare una difficile ripartenza dell’economia di questo sterminato territorio (4 volte l’Italia con una popolazione di 4 milioni di abitanti). In caso non riuscisse nell’impresa lo spettro del Comandante Bligh non mancherà di palesare la propria insoddisfazione. A volte le leggende di mare hanno l’inopinata attitudine  a tramutarsi in realtà

I risultati finali:
LNP (Coalizione liberal-nazionale) 78 seggi (+34)
ALP (Partito Laburista Australiano) 7 seggi (-44)
Bob Katter’s Australian Party 2 seggi (-)
Indipendenti 2 seggi (-)