#Hashtag/3

Non poteva essere altrimenti: è la storia triste di Piermario Morosini l’argomento più discusso del weekend su twitter. Raccontare questa tragedia in 140 caratteri è praticamente possibile, tuttavia i pensieri degli utenti per la sfortunata vicenda del centrocampista del Livorno sono tanti e si dividono praticamente a metà tra quelli provenienti dall’Italia e tra quelli postati dall’estero (dalla Spagna soprattutto).

Partiamo dalla fine con il tweet del lunedì mattina di Daniele Metelli (@danielemetelli) che spiega perfettamente il clima di smarrimento che si respira nel mondo del calcio:  «Un classico dei bar italiani il lunedì mattina è la rassegna sportiva. Oggi vince il silenzio, non le parole e i luoghi comuni». Xavier Jacobelli (@xavierjacobelli), direttore di Calciomercato.com, sembra meno in vena di buoni sentimenti e mette subito il dito nella piaga: «Alcuni presidenti di A stanno litigando su quando giocare la giornata rinviata per la morte di Morosini. Fanno pena. Spettacolo indecente». La conduttrice Sky, Ilaria D’Amico (@ilaria_damico), racconta di non essere «Mai stata così triste di non lavorare» e di essere «senza parole davanti alla morte» di un ragazzo con un «sorriso più forte del suo destino». Per Ivan Zazzaroni (@zazzaroni), invece, «I suoi tweet sono un autentico inno alla vita: dopo tutto il dolore che aveva dovuto sopportare, una lezione d’amore da non disperdere».  Piermario Morosini (@mariomorosini) aveva, infatti, un suo account twitter che aggiornava con costanza. L’ultimo messaggio lanciato in rete è un sibillino «Rock and Roll» postato assieme alla copertina di Vanity Fair dedicata a Luciano Ligabue. Il nostro “ciao Piermario” arriva direttamente sulle note di “Sopra il giorno di dolore che uno ha”. 

Passando, invece, ad argomenti più leggeri il tormentone di questa settimana è stato l’hashtag #rassegnalibera, simpatico atto di protesta contro la richiesta degli editori di oscurare le rassegne stampa on-line delle tante istituzioni che scelgono di condividere con la rete la loro “mazzetta” quotidiana. Tema spinoso, quello del copyright on-line, che finisce per dividere anche due pidiellini doc come Andrea Di Sorte (@andreadisorte) e il responsabile web degli azzurri Antonio Palmieri (@antoniopalmieri). Se per il primo «#rassegnalibera è il grido di battaglia», il secondo fa fatica «a capire perché la rassegna stampa dovrebbe essere un diritto». Una prova di chiarimento arriva da Il Cicalino (@il_cicalino) che spiega a Palmieri come «negli anni ’80 in pochi capivano perché la tv dovesse essere libera» (e privata, aggiungiamo noi).  Per Francesco Scarpato (@scarpatof) «se i giornali non vendono è solo per il modo scriteriato di fare notizia» mentre Lucrezia Pagano (@lucreziapagano) nota: «Censura delle rassegne web! Pensate se l’avesse fatto Berlusconi cosa sarebbe accaduto». Mette ordine il finiano Gianmario Mariniello (@gmariniello82) che anticipa la posizione del Presidente della Camera (la cui rassegna web è la più vista, cliccata e difesa dagli utenti): «non toglie un-lettore-uno ai giornali. I quali, se non vendono, non possono certo prendersela con le rassegne web».

Una volta districata la non facile matassa del contenzioso con gli editori, però, il buon Gianfranco Fini è rimasto impigliato in un divertente strafalcione online. Nel pomeriggio di ieri l’account twitter del leader di Fli (@gianfranco_fini) sparava a sorpresa «Ora o mai più, per Gianfranco Fini il suo tempo è qui e ora, senza se, senza ma e senza impedimenti istituzionali». Il riferimento, nemmeno tanto velato, era alle possibili dimissioni di Fini da Presidente della Camera per dedicarsi anima e corpo al nascente Partito della Nazione. Niente paura, non ci sono state dimissioni in diretta ma solo uno scambio di account. A chiarire l’incidente è l’Ufficio Stampa di Futuro e Libertà (@FliFini) che spiega «Il post con la dichiarazione di @fabiogranata è partito per sbaglio da @gianfranco_fini #sorry».  Caso chiuso? Mica tanto. Qualcuno ironizza: «gestite anche l’account di @pbersani?». Altri come Marco Castelnuovo (@chedisagio) pensa alla sostanza politica: «Ora è Fabio Granata a chiedere su twitter le dimissioni di Gianfranco Fini. Incredibile come trattino le istituzioni come fossero autobus».