Pacifinti

Caro attivista,

apprezziamo la tua scelta di scegliere Israele come oggetto delle tue preoccupazioni umanitarie.

Sappiamo che avevi di fronte molte altre degne scelte.

– Avresti potuto scegliere di protestare contro gli atti selvaggi quotidiani del regime siriano contro il suo stesso popolo che hanno provocato migliaia di vittime.

– Avresti potuto scegliere di protestare per la brutale repressione del regime iraniano contro i dissidenti e per il suo sostegno al terrorismo in tutto il mondo.

– Avresti potuto scegliere di protestare contro il regime di Hamas a Gaza, dove questa organizzazione terroristica commette il doppio crimine di guerra di lanciare missili sui civili, nascondendosi dietro altri civili.

Invece hai scelto di protestare contro Israele, la sola democrazia del Medio Oriente, dove le donne hanno pari diritti, la stampa critica il governo, le organizzazioni per i diritti umani operano liberamente, la libertà religiosa è protetta per tutti e le minoranze non vivono nel terrore.

Ti suggeriamo allora di risolvere prima i problemi veri della regione e tornare poi a condividere con noi la tua esperienza.

Ti auguriamo un piacevole volo.

Con queste parole il governo Israeliano ha rimpatriato gran parte dei partecipanti a Flytilla la manifestazione radical-chic (il vignettista Vauro era il rappresentante di punta italiano) che avrebbe dovuto riunire in Israele circa 1.500 filopalestinesi da tutta Europa con l’obbiettivo di protestare contro l’occupazione dei Territori e le limitazioni di transito imposte dalle autorità israeliane.

La parola d’ordine dei manifestanti era “Benvenuti in Palestina” ma è abbastanza curioso che per raggiungere la loro “terra promessa” abbiano dovuto per forza passare da Israele come è costretta a notare a malincuore l’ottantenne ex docente universitaria Rossana Platone: «Volevo atterrare direttamente in Palestina, ma un aeroporto non ce l’hanno…».

Il problema della Palestina non è però solo quello di non avere un aeroporto dato che, ad oggi, a mancare è uno stato e soprattutto un popolo.

In Europa solo quei pochi che non sono impegnati a protestare contro l’unica democrazia del Medio Oriente si sono posti questo problema, se non che in questi giorni Fathi Hammad, ministro dell’interno e della sicurezza di Hamas, rilasciando un’appello dall’emittente Al-Hekma rivolto agli egiziani per ottenere delle forniture di carburante, ha affermato che in realtà il popolo palestinese non esisteva perché non era altro che un mix di egiziani e di sauditi.

«Fratelli, una metà dei palestinesi sono egiziani e l’altra metà sono sauditi. Chi sono i Palestinesi? Ci sono molte famiglie chiamate Al-Masri [che vuol dire “egiziani”] le cui radici sono in Egitto. Vengono da Alessandria, dal Cairo, da Dumietta, da Assuan, dall’Alto Egitto. Noi siamo egiziani. Noi siamo Arabi».

Egiziani, Sauditi, Arabi quindi, ma non Palestinesi.

Quindi se un popolo palestinese non esiste può esistere uno stato palestinese?

Questo interrogativo non è nuovo per chi si occupa di questioni mediorientali come Mordechai Kedar, docente all’università di Bar Ilan a Tel Aviv, il quale afferma che: «Il problema fondamentale di uno stato arabo moderno è quello della sua legittimità a esistere come Stato, soprattutto perché non riflette un’unità etnica ben definita, e quindi non è uno stato-nazione inteso in senso europeo, come ad esempio i paesi europei. Tradizionalmente, non esiste un “popolo siriano”, un “popolo giordano”, un “popolo libanese”, o un “popolo sudanese”. Esiste un “popolo arabo”, diviso in tribù, clan, gruppi religiosi, e sette.

Gli stati arabi come Siria, Giordania, Libano e Sudan sono creazioni del colonialismo, che arbitrariamente aveva diviso la nazione araba, senza alcun riguardo all’aspetto demografico.

Anche l’Anp soffre di questo problema poiché – per tradizione – non è mai esistito un “popolo palestinese”, e non c’è traccia di tale entità in alcun libro nè giornale stampato prima del 1920, prima che la zona dello “Sham” (la Grande Siria) fosse stata divisa in quattro unità politiche: Siria, Libano, Giordania, e Palestina-Israele».

Che la Palestina non esista come stato non è solo l’opinione di qualche sparuto studioso israeliano dato che risale a pochi giorni fa il netto rifiuto da parte del Tribunale dell’Aja di riconoscere quello palestinese come uno stato sovrano a tutti gli effetti.

Ma se da un punto di vista puramente laico si fa molta difficoltà a capire su che basi dovrebbe sorgere uno stato palestinese, le stesse difficoltà si incontrano dal punto di vista religioso.

Nel Corano infatti la Palestina (e il suo popolo) non vengono citati nemmeno una volta, così come non viene citata nemmeno una volta la città di Gerusalemme che l’Anp vorrebbe fosse riconosciuta come capitale di questo stato fittizio.

A questo punto sorgerebbe spontanea una domanda ma i vari manifestanti filopalestinesi in tutte le loro onnipresenti manifestazioni vogliono solidarizzare con una popolazione oppure il loro obbiettivo è quello di criticare Israele? Dato che lo stato e il popolo palestinese non esiste ci sembra che queste persone vivano con il solo interesse di cancellare Israele dalla cartina geografica cosa che fra l’altro non rinunciano ad ammettere pubblicamente.

In Europa ovviamente nessuno si pone queste problematiche riguardo la Palestina dando per scontato il diritto (storico? divino? giuridico?) alla sua esistenza mentre per Israele, definito da sempre uno “stato illegale” ovviamente è tutta un’altra musica.

Sull’antisemitismo strisciante dei salotti buoni europei (vedere alla voce Günter Grass) si potrebbe discutere all’infinito ma credo che niente sia più attuale di questa intervista che Golda Meir rilasciò nel 1972 a Oriana Fallaci:

«E’ necessario che gli europei e non solo gli europei decidano di impedire questa che lei chiama guerra. Fino ad oggi c’è stata troppa tolleranza da parte vostra. Una tolleranza che, mi permetta di dirlo, ha le sue radici in un antisemitismo mai spento.

Ma l’antisemitismo non si esaurisce mai nella sofferenza degli ebrei e basta. La storia ha dimostrato che l’antisemitismo nel mondo, ha sempre annunciato sciagure per tutti. Si incomincia con il tormentare gli ebrei e si finisce per tormentare chiunque.

[…] In ogni capitale europea esistono uffici di cosiddetti movimenti di liberazione e voi sapete benissimo che non si tratta di uffici innocui. Però non fate nulla contro di loro. Ve ne pentirete. Grazie alla vostra inerzia e alla vostra condiscendenza, il terrore si moltiplicherà e anche voi ne farete le spese».