#Hashtag/4

Settimana molto “politica” quella appena trascorsa e così a finire sotto la lente di ingrandimento dei twittatori seriali sono i leader di partito e le ipotesi di nascita di nuovi soggetti politici. A fare da contorno i problemi giudiziari (o presunti tali) di Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni. 

Andiamo con ordine e partiamo da Pierferdinando Casini(@pierferdinando). Ha annunciato per la ventesima volta la nascita del Partito della Nazione e, a questo giro, pare faccia sul serio. L’azzeramento dei vertici del suo movimento ha però ricevuto reazioni non proprio positive tra gli utenti della rete. Change Italy (@change_italy) pone subito l’accento sulla presunta “novità”: «dopo la Dc, il Ccd, l’Udc e l’Unione di Centro Pierferdinando Casini crea l’ennesimo Partito».  Diego Destro di Daw Blog (@daw_blog) teme il ritorno al passato: «In pochi giorni addio Udc e ritorno della Dc. Ora Alfano e Berlusconi annunciano novità clamorose. Torna il Psi?» mentre Luca Sofri (@lucasofri) ricorda che l’idea del Partito della Nazione è datata almeno un anno e mezzo e chiosa: «C’è da dire che quando all’Udc decidono di fare una cosa, poi è un attimo».

Casini fa la prima mossa e Angelino Alfano (@angealfa) corre subito ai ripari annunciando «la più grande novità politica della storia italiana». Pronta la rete raccoglie l’assist. «Geniale Alfano – attacca Fabrizio Rondolino (@frondolino) – annuncia la sua defenestrazione come la più grande novità politica dell’anno. Questo sì che è quid». Al solito acuto Marco Esposito (@betman): «Alfano annuncia nuovo Pdl senza contributi pubblici. Il Pd ora non può arroccarsi nella difesa del finanziamento pubblico, sarebbe suicidio» anche se per il network montezemoliano Italia Futura (@italiafutura) «oltre il marketing serve il prodotto» e critica «l’agitazione inconcludente dei partiti dell’area moderata». Tommaso Labate (@tommasolabate) chiude la partita buttandola sul ridere: «Alfano annucia “la più grande novità della politica italiana”. Un po’ come se la Commodore annunciasse l’uscita di un tablet».

Le dichiarazioni di Alfano arrivano proprio mentre ritorna prepotentemente sulla scena – politica e mediatica – Silvio Berlusconi. La sua apparizione al processo Ruby e le sue giustificazioni sui travestimenti delle sue ospiti («gara di burlesque») hanno offerto il destro per la creazione dell’hashtag #unalibipersilvio. Ce ne sono davvero di geniali. Don Michele Da Rold (@donmicheledr) apre le danze: «Ero li circondato da suore ed ero felice, credevo di ottenere la redenzione…poi è partita YMCA!». Rincara Matteo Grandi (@matteograndi): «Ho capito che erano suore finte solo quando si sono inginocchiate ma non hanno saputo recitare il Papi Nostro». Per Sonia Tancredi (@soniatancredi)  Berlusconi stava solo «valutando chi era il migliore dei chirurghi plastici a Milano» mentre per MichiamoVirgola (@laika60) «Erano reduci da un pic nic, e volevano accertarsi che le ragazze non avessero zecche attaccate alla pelle».  Tutto bellissimo ma NonLeggerlo (@nonleggerlo) toglie ogni dubbio: «fantastici, ma meglio dell’originale non ci può essere niente». 

Altro big a finire nel vortice dei cinguettii è Roberto Formigoni (@r_formigoni). La sua richiesta di solidarietà al popolo del centrodestra lombardo («mandate un fax per sostenermi») fa storcere il naso a più di qualcuno. Stefano Menichini (@smenichini) scrive: «Un’altra prova che Formigoni mentiva: faceva i video da ragazzino 2.0, ora si appella al popolo del fax» e Marco Massarotto (@marcomassarotto) parla di vero e proprio Digital Divide: «chi è contro Formigoni può inviare tweet a Formigoni chi è a favore può spedire dei fax». Insopportabile (@insopportabile)  torna sulla vicenda giudiziaria: «Sarebbe disdicevole se Formigoni fosse arrestato per un reato minore come la corruzione e non per le sue delinquenziali camicie». Beppe Severgnini (@beppesevergnini) stronca le ultime dichiarazioni del Presidentissimo: «”Sono limpido come acqua di fonte”. “Nicole Minetti è una ragazza acqua e sapone”. Dopo la fase mistica, Formigoni entra nella fase idrica». Marco Castelnuovo (@chedisagio) si lascia andare ad una considerazione di carattere più generale: «La morale è una: Non si può stare seduti sulla stessa poltrona per più di dieci anni, figuriamoci venti. Vale per Formigoni, Bossi e altri».

Simone Bressan per L’Opinione, 24 Aprile 2012