NBA Playoffs – Western

Vista l’ondata di antipolitica e qualunquismo che sta travolgendo il Paese, ci gettiamo anche noi in questo mare e facciamo le nostre previsioni sui prossimi playoff Nba. Chiacchiere da bar, niente di più, fatte da chi vive dalla parte sbagliata dell’Oceano Atlantico e comprende alla sua maniera tutto quello che accade dal lato opposto. Partiamo dalla Western Conference.

SAN ANTONIO SPURS (1) – UTAH JAZZ (8)

Stagione formidabile dalle parti di Fort Alamo, nonostante l’età (Tim Duncan), gli acciacchi (Manu Ginobili) e la delusione per l’uscita prematura ai playoff dello scorso anno per mano di quei ragazzacci di Memphis. Ma coach Greg Popovich è un genio, ha gestito oculatamente le rotazioni e fatto riposare i big ogni qualvolta se ne presentava l’occasione. Tony Parker non è più “solo” il marito (ex) di Eva Longoria e la panchina si è allungata tantissimo con gli innesti via draft (Leonard), mercato (Diaw e Steph Jackson) e la crescita di Dajuan Blair (i problemi alle ginocchia sembrano ormai un ricordo lontano). I Jazz, dal canto loro, hanno già compiuto una mezza impresa raggiungendo l’ottavo posto del ranking, anche se a livello di puro talento erano sensibilmente superiori alle altre contender, Phoenix Suns (grazie Steve per tutto quello che ci hai regalato) e gli Houston Rockets (alle prese con la ricostruzione post Yao). Occhio a Gordon Hayward, che per carnagione lattiginosa e ruolo in campo ricorda tanto il grandissimo Jeff Hornacek, e alla batteria di lunghi di Salt Lake City. Dico San Antonio per via della straordinaria stagione che ha avuto fino a questo momento. E perché potrebbe essere davvero l’ultima occasione di vedere Re Timoteo delle Isole Vergini a questi livelli. Pronostico: San Antonio.


OKLAHOMA CITY THUNDER (2) – DALLAS MAVERICKS (8)

I Thunder sono il futuro della Nba. E anche il presente. Nella ‘feud’ Lebron-Kobe su chi sia il miglior giocatore Nba, Kevin Durant ha interpretato nel migliore il ruolo del terzo, quello che gode. Top scorer della lega, in odore di Mvp, record di Oklahoma superiore a Lakers e Heat, e la sensazione che sia ormai lui l’uomo immagine della pallacanestro a stelle e strisce per i prossimi anni. Se a un KD40 in missione ci aggiungete poi un Russell Westbrook con la dinamite nelle gambe e meno petardi nella testa (starà maturando? Ai playoff l’ardua sentenza), un James Harden (sesto uomo dell’anno?) sempre più somigliante a Osama Bin Laden per via della barba e delle bombe (da tre punti, s’intende) e la coppia di lunghi formata da Ibaka-Perkins che a difesa del canestro non hanno nulla da invidiare al mitico duo Baresi-Costacurta, la sensazione è che per i campioni uscenti di Dallas non ci sia scampo. Dirk Nowitzki resta sempre uno dei migliori clutch player, e con Jason Terry al suo fianco, i Mavs incutono sempre timore. Ma  arrivare a dei finali punto a punto contro questi Thunder non è cosa semplice. Soprattutto se Vince Carter continuerà a camminare inesorabilmente su quel viale degli ex giocatori che sembra ormai aver imboccato. Pronostico: Oklahoma.

 

LOS ANGELES LAKERS (3) – DENVER NUGGETS (6)

Patriottismo (campanilismo?) vorrebbe che dicessi Denver, per via della presenza del nostro Danilo Gallinari, in continua crescita (nonostante gli infortuni e le troppe interviste alla Gazzetta) da quando è arrivato in Colorado alla corte del maestro George Karl. Ma i Lakers hanno giocato una stagione al di sopra dei pronostici, dettati anche dall’aria di smobilitazione che si respirava dalle parti di downtown a inizio stagione (l’addio di Phil Jackson, la partenza di Lamar Odom e quella di Derek Fisher a febbraio, le continue voci di trade che hanno coinvolto Pau Gasol), e nonostante tutto hanno concluso la regular season con il terzo miglior record ad Ovest. Kobe-dipendenti sì, ma capaci anche di infilare una striscia di W con Bryant in panchina, infortunato ma autoproclamatosi head coach con buona pace di Mike Brown. I Nuggets sono una delle squadre con uno degli attacchi più divertenti dell’intera Nba. Merito di quella vecchia volpe di George Karl e di un gruppo di “cavalli pazzi” come Faried, Brewer, Lawson e, soprattutto, ‘Birdman’ Andersen e JaValee McGee (che matti lo sono per davvero!). Ma la coppia Gasol-Bynum sotto canestro, un Kobe Bryant in missione e senza il rischio che Metta World Peace combini danni sul parquet, sembrano davvero troppa cosa per questi Nuggets. Pronostico: L.A. Lakers.

 

MEMPHIS GRIZZLIES (4) – LOS ANGELES CLIPPERS (5)

Dico Clippers. Sapendo già di sbagliare. Ma l’amore che provo per Blake Griffin è secondo soltanto a quello per la mia fidanzata. “The Lob City”, come è stata ribattezzata L.A. sponda Clippers, ha conteso fino all’ultimo momento ai Lakers il ruolo di prima squadra della città degli angeli. Inoltre, l’arrivo di Chris Paul quest’estate (insieme a quello di Caron Butler) ha portato una franchigia storicamente considerata la cenerentola (barzelletta?) della Lega a essere una delle possibili contender nel prossimo futuro. Basta solo legare e imbavagliare il proprietario Donald Sterling, che dopo aver finalmente azzeccato un paio di mosse potrebbe tornare sui suoi standard e smantellare nuovamente tutto. I Grizzlies sono più forti, hanno una panchina più lunga, una delle migliori batterie di lunghi, maggiore esperienza e il fattore campo dalla loro parte. Se poi saranno le difese a far la differenza più degli attacchi, la serie per i Clips diventa davvero ostica. La chiave sarà la marcatura di Tony Allen su CP3. Ma se quello che dal sottoscritto all’unanimità (sì, per una volta non sono in disaccordo con me stesso) è considerato il miglior playmaker nero al mondo (il primo in assoluto è Steve Nash) riesce ad alzare i palloni sul ferro per Blake e DeAndre e trovare con costanza gli esterni liberi sugli scarichi, la serie potrebbe sorridere ai bianco-rosso-blu di LA. Non prima di gara 6 o 7, comunque. Pronostico: L.A. Clippers.