Unfit

La commissione parlamentare britannica che sta indagando sulla condotta del gruppo di Rupert Murdoch ha stabilito che l’australiano è “unfit“, non adatto a guidare la società che ha fondato e reso potente. Una sentenza giunta mentre il partito conservatore è alle strette per i rapporti tra il suo leader David Cameron e il magnate mediatico, venuti a galla la scorsa estate. La domanda sorge spontanea: con quali credenziali una commissione parlamentare attribuisce capacità o meno di essere a capo di un’azienda privata? Per di più se all’interno di tale commissione siedono volti noti dello stesso partito conservatore, così posh come vuole Cameron, quali la giovane e combattiva deputata Louise Mensch?

La notizia è giunta alle orecchie anche di commentatori italiani come Lorella Zanardo, firma della blogosfera che ruota attorno al Fatto Quotidiano. La giornalista è convinta che il trattamento riservato dalla politica britannica a Murdoch debba riguardare – ovviamente – Silvio Berlusconi. Sono lontani i tempi in cui a sinistra si guardava con trepidazione alla discesa in campo dell’australiano nel Bel Paese, elevata a baluardo contro lo strapotere televisivo del gruppo Mediaset e già si vociferava di un patto d’acciaio tra Sky e il gruppo De Benedetti per dare il benservito al Cavaliere. Il quesito si ripropone: con qualche credenziali una commissione parlamentare italiana potrebbe valutare la competenza o meno di Berlusconi, quando gli stretti rapporti tra le due sfere (politica e stampa) sono alla luce delle sole, in uno scenario bipartisan?

Il paradosso è che mentre certe testate cavalcano l’onda dell’antipolitica alimentata da Beppe Grillo e il suo Movimento 5 stelle, si pretende che la stessa politica intervenga in ogni momento e per ogni questione. Più purghe staliniane per tutti.