La risposta non è B.

I risultati di questa tornata di amministrative non mi sorprendono per nulla, per il Pdl il massacro era più che prevedibile e annunciato, così come era atteso l’exploit del Movimento 5 stelle. Ora, a bocce ferme e urne chiuse, da elettore e simpatizzante per il Popolo delle Libertà mi vengono in mente alcune considerazioni.

1) Con un’affluenza inferiore al 70% il Pdl parte oggettivamente già sconfitto: questo è il risultato della personalizzazione a cui si è assistito dal 1994 in poi. A livello locale, il centro-destra non ha mai realmente fatto un lavoro costruttivo, tanto poi Silvio faceva un comizio in città e le cose si sistemavano; se ciò non bastava, l’alleanza con la Lega, almeno al nord, toglieva le castagne dal fuoco.
 
2) L’attuale segretario non ha oggettivamente alcuna responsabilità per ciò che è avvenuto: nei pochi mesi passati dal suo insediamento non c’è stato il tempo materiale per pensare di poter competere in queste elezioni. Ora già si avvertono, in rapido avvicinamento, gli avvoltoi pronti a banchettare con la sua carcassa. Se così fosse, a mio parere sarebbe la fine per il Pdl così come lo conosciamo.
 
3) Quando sento un importante esponente del Partito commentare che sono stati sbagliati i candidati, da elettore mi sento preso in giro: possibile che questi discorsi si fanno sempre un’ora dopo la fine del voto e non ci si pensa nei mesi immediatamente precedenti?
4) Berlusconi si trova a Mosca per festeggiare con Putin: ho sentito autorevoli analisti commentare che siamo alla vigilia di un imminente ridiscesa in campo. Francamente, per quanto lo abbia ammirato, non è ciò di cui abbiamo bisogno: secondo il mio parere il Pdl deve “cavalcare” questa sconfitta per attuare quel rinnovamento radicale di cui l’Italia ha assoluto bisogno; per una volta, si deve guardare al medio-lungo periodo, anche oltre il 2013 se necessario, e accettare qualche salutare schiaffone elettorale, organizzando VERAMENTE il partito sul territorio e non affidandosi esclusivamente al carisma del Capo che, è bene ricordarlo, è sulla soglia degli ottanta anni: anche se in formissima, non si può pensare che sia eterno. Il Pdl, o ciò che arriverà dopo ( attendiamo notizie ), deve imparare a prescindere dalla pur importante figura di Silvio.
 
4) A voler scavare bene, un paio di note positive da cui ripartire ci sono: queste elezioni, pur importanti, sono comunque minori rispetto a quelle che ci attendono, quindi se sapremo “leggere” nel modo giusto il grido di protesta che l’elettorato moderato ha lanciato i danni potrebbero non essere permanenti. Infatti non mi pare di vedere una transumanza di voti verso il Pd o il Terzo Polo, ma semplicemente una forte, fortissima astensione dell’elettorato del centro-destra.
 
Per questo motivo, è evidente che l’attuale classe dirigente del Partito deve fare una seria riflessione su sè stessa, su come interpreta il sentimento e gli umori dell’elettorato, sui metodi di scelta dei candidati e, last but not least, su come partecipa attivamente alla governance del Paese.