Ue senza fiducia

Due italiani su tre non hanno affatto fiducia che le istituzioni europee possano essere d’aiuto nel superare la crisi. Anzi. Sei cittadini su dieci sono convinti che con l’introduzione dell’euro il loro tenore di vita sia peggiorato. E uno su tre tornerebbe volentieri alla lira, se solo potesse. È il ritratto di un’Italia euroscettica  e anche un po’ eurosfufa quello che emerge dal sondaggio condotto da Spincon per il quotidiano Il Vostro.it. In particolare, l’analisi Spincon rileva che ben 68,7% degli italiani non ha fiducia nella capacità delle istituzioni europee di guidare il paese fuori dalla tormenta economica.

Solo il 21% nutre qualche speranza nell’operato della Ue. Anche l’entusiasmo per l’euro si è molto affievolito. La stragrande maggioranza degli italiani (ben il 61,6%) è convinta che il proprio tenore di vita sia peggiorato dall’introduzione dell’euro ad oggi. Solo il 6,8% ritiene di aver migliorato la propria condizione, mentre il 31,6% la considera invariata. Eppure almeno due cittadini su tre non pensano sia una buona idea fare marcia indietro: solo un italiano su tre (33%) tornerebbe alla lira, contro il 57% che preferisce comunque rimanere nell’euro. Interessante notare la differenza di fiducia nelle istituzioni Ue a seconda dell’orientamento politico. Gli elettori di destra si dimostrano decisamente più euroscettici.

Tra chi dichiara di votare per una formazione di centrodestra, quasi 9 cittadini su 10 (87,2%) dimostrano assoluta sfiducia nella Ue, il 70% ritiene che il tenore di vita della sua famiglia sia peggiorato e quasi il 50% tornerebbe volentieri alla lira. Percentuali diverse da quelle espresse dagli elettori di centrosinistra: il 51% non ha fiducia nella Ue e ritiene di aver peggiorato con l’introduzione dell’euro il proprio tenore di vita, ma solo il 16% tornerebbe alla lira, se potesse. Ma se non si fidano delle istituzioni europee, in chi confidano gli italiani per uscire dalla crisi? L’analisi Spincon.it consegna a questo proposito un quadro molto frammentato. Un italiano su 5 (il 20,2%) non affiderebbe la soluzione della crisi a nessuna delle istituzioni, nazionali o sovranazionali che siano. Ma è ancora relativamente alta la percentuale di italiani che si affiderebbe comunque ai partiti (quasi il 20%). Mentre un italiano su dieci ricorrerebbe addirittura all’esercito. 

Anche la scelta delle istituzioni alle quali affidare il compito di guidare il paese fuori dalla crisi offre risultati molto diversi a seconda dell’orientamento politico. In particolare  gli elettori del centrodestra dimostrano di essere piuttosto arrabbiati, delusi e sfiduciati tanto da mettere al primo posto l’esercito con il 17,9%; quasi alla pari con i partiti politici con il 17,2%. Seguono la monarchia con l’11% e la Chiesa cattolica con l’8,2%. Poi la presidenza della Repubblica con il 7%, quasi appaiata alla Ue che si attesta al 6,9%. Ultima la Bce con il 5,8%. Numeri che vanno letti considerando che più di un quarto degli elettori del centrodestra interpellati ha preferito non rispondere (26%). Gli elettori del centrosinistra scelgono invece la presidenza della Repubblica con il 26,9%, che si attesta al primo posto, seguita a ruota dalla Ue con il 26. Poco distanti i partiti politici con il 23,2. Mentre le altre opzioni si dividono le minuzie: 3,3% per l’esercito; 2,9% per la Bce.

(da L’Opinione del 19 maggio)