Insieme con chi?

E’ da giorni che se ne parla di questa benedetta grossissima coalizione. Larghe intese, governo dei tecnici, misto mare tecnici-politici. Facciamo a capirci, una volta per tutte: le eccezioni sono salutari solo se non diventano regola. Altrimenti finiscono per essere dannose.

Il centrodestra oggi vale circa il 30%, il centrosinistra più o meno il 38%. Secondo Vittorio Feltri – e l’ultima versione del Berlusconi pensiero  – così è impossibile governare. Tony Blair nel 2005 governò il Regno Unito con il 35,2% dei consensi e in piena sbornia da “Ulivo globale” vinse le elezioni del 2001 con il 40%. Il centrodestra naturale in questo paese (quello del 1994, 1996, 2001, 2006) vale circa il 40%. L’altro 40% è del centrosinistra. Il resto è Grillo e sigle fuori dalle coalizioni. Questo paese non è ingovernabile ma c’è il problema di un’offerta politica che manca. E il problema non si risolve eliminando il voto popolare.

Perché mandare la gente a votare con la prospettiva di un governo già scritto a tavolino e i cui esponenti al voto non si presentano mi sembra – formalmente e sostanzialmente – una sospensione della democrazia bella e buona. Ed è un trucco, nemmeno tanto ben riuscito, anche quello di modificare la legge elettorale per garantire artificialmente l’ingovernabilità.

I governi e le maggioranze che escono dalle urne non sono eterni e non si scelgono una volta per tutte. Per questo non è necessario in molti paesi avere il 50%+1 del consenso per governare e bastano percentuali inferiori. Il problema è volerlo e garantire la logica dell’alternanza, che è prima di tutto una logica di alternativa.

Non so di chi sia la fulminante idea delle larghe intese anche post 2013 ma dovrebbero riuscire a spiegarmi – al netto della retorica emergenziale – come faremo a votare una riforma del lavoro condivisa da Pdl, Pd e Udc (quella appena votata non è una riforma e soprattutto è stata mandata giù tra mille mal di pancia). Oppure quale sia la posizione comune sul taglio della spesa pubblica. Oppure ancora chi, come e quanto queste tre forze si impegneranno per abbassare la pressione fiscale.

Non c’è nessun motivo, né elettorale, né tattico, né tantomeno strategico perché quelli che dovrebbero  avere la pretesa culturale di essere una copia (anche sbiadita va bene) di Reagan&Thatcher finiscano a condividere le scelte con quelli che  ” anche i ricchi piangano“. A meno che non dicano la verità e ammettano una volta per tutte che, incapaci di fare una proposta di governo credibile, preferiscono giocare al ribasso. Così facendo il cda Rai riusciranno comunque a spartirselo. Sempre che non arrivi Grillo e li spazzi via tutti.