Ma il centrodestra si svegli

Da galantuomini quali siamo – chi più, chi meno – non ci resta che augurare buon lavoro alla squadra dell’Huffington Post nella sua versione italiana, diretta da Lucia Annunziata. A sinistra hanno battuto un altro colpo: il sito è on line con la collaborazione del gruppo editoriale L’Espresso e al di là della parternship, la stessa direttrice alla vigilia del lancio ha dichiarato che il suo Huffington sarà “sociale e morale” e pure liberal. Non ne avevamo infatti abbastanza né di Michele Serra con le sue prediche dall’amaca né di Massimo Gramellini che ci racconta quanto è bello pulire una spiaggia durante le vacanze estive. Né tantomeno di Beppe Severgnini che ci fa sentire in colpa perché non abbiamo prestato servizio all’Economist e non abbiamo un giro di amici sparsi tra le migliori università americane. E non ne avevamo abbastanza nemmeno di Francesco Merlo che ci ricorda un giorno sì e l’altro pure cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Ovviamente è sbagliato pensarla diversamente da Francesco Merlo. E ci serviva indubbiamente una dose in più di catechismo morale da Luca Telese, alle prese con il suo quotidiano Pubblico.

Buon lavoro, dunque, all’Huffington Post italiano ed è un in bocca al lupo sincero. La concorrenza giova e noi vorremmo tanto raccogliere la sfida. Nel senso di presentarci con tutte le carte in regola necessarie per ribattere colpo su colpo e non scoprirci troppo il fianco e per tentare di prendere l’iniziativa. Vorremmo, ma non possiamo. A destra il vuoto fa paura. Le iniziative che vengono proposte sono il risultato di una semplice gratuità da parte di chi ci crede, di chi nutre passione per la politica e la comunicazione, di chi non ha affatto voglia di sorbirsi il monopolio della parte benpensante e maestrina d’Italia. Right Nation ne è un esempio, come lo è Tocqueville.it – La città dei liberi – il primo esperimento di blog aggregator di area conservatrice e liberale che prosegue, ma di cui nessuno si accorge tra chi dovrebbe farlo: al più chiedono che venga aggiunto il loro blog e grazie tante. O ancora Notapolitica che addirittura riuscì a farsi definire testata anonima dai portavoce del fu governo Berlusconi dopo aver pubblicato uno scottante documento che scopriva le lotte all’interno del Popolo della libertà, tre anni fa.

Andiamo alla guerra con i moschetti, dall’altra parte della barricata hanno mitragliatori, cannoni, granate, mortai, carri armati e il supporto dell’aviazione. Hanno una strategia e la mettono in pratica – non sempre nel modo migliore, come testimoniano le peripezie del Partito democratico -, mentre attorno al Pdl è terra bruciata – e intanto registriamo la crisi di copie del Giornale e la crisi di Libero che ha introdotto contratti di solidarietà. Al più si affidano ai soliti noti per il restyling del sito e non trovano niente di meglio da inventarsi se non copiare  dall’esperienza di Barack Obama. Un grande intuito, non c’è che dire. Per il resto il paesaggio rimane desolante: nessuna scommessa, nessuna volontà nel radunare le truppe e nessuna intenzione di lasciare qualcosa di pronto per i tempi a venire. Di tanto in tanto torna la storiella dell’egemonia culturale della sinistra che maschera ottimamente l’ignoranza sull’altro fronte. L’egemonia è concessa dalla totale assenza di una risposta concreta, visibile e solida – che presuppone pertanto anche uno sforzo economico, è chiaro. La battaglia non è ancora stata persa, ma poco ci manca: alla reazione nata con l’approccio alle nuove tecnologie che ha svelato come esistesse un popolo silente pronto a dire la sua non è stato fornito l’adeguato sostegno. Perché i rifornimenti potrebbero svanire un giorno, mentre dall’altra parte hanno forze fresche in campo. Si dessero una svegliata.