Nervi saldi

Come era sbagliato entrare prematuramente in “panic mode” a causa dei sondaggi post-convention, sarebbe sbagliato farsi troppe illusioni, oggi, a causa dei sondaggi post-dibattito. Qualcosa si è mosso: è sotto gli occhi di tutti. Romney è – per la prima volta – avanti nella media dei sondaggi nazionali di RCP. E ha recuperato moltissimo in molti battleground states (in Florida e Colorado è avanti, in Virginia, Ohio e Nevada quasi alla pari, in North Carolina ha allungato). Ma questa risalita non deve ingannare.

Lo ha scritto chiaramente oggi Scott Rasmussen, commentando i risultati del tracking quotidiano pubblicati dal suo istituto di ricerca: “Siamo arrivati al punto in cui i media parlano di sondaggi che registrano folli swing nel brevissimo periodo nelle preferenze degli elettori. Questo, nel mondo reale, non accade. Un’analisi più realistica dimostra che la corsa è rimasta stabile e molto incerta per mesi. Dopo il dibattito della scorsa settimana, i numeri si sono in qualche modo mossi nella direzione di Romney, ma si è trattato di un cambiamento piuttosto modesto. È vero, però, che in una corsa testa a testa, anche un cambiamento modesto può avere un grande impatto”.

Ma è anche vero, come giustamente sottolinea Jay Cost sul sito del Weekly Standard, che ci troviamo di fronte ad una “corsa molto incerta in una nazione estremamente divisa”. “Entrambe le fazioni – scrive Cost – dovrebbero facilmente avere il 47% dell’elettorato dalla propria parte. E combatteranno fino alla fine per aggiudicarsi quella sottile fetta di popolazione che è davvero ancora in gioco”.

Tenete in freddo le bottiglie, dunque. La corsa è lunga e potrebbe vincere ancora chiunque. Perfino un incumbent fallito come Obama.