Invenzioni della Sera

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Non sappiamo chi si celi dietro lo pseudonimo di “Redazione Online” ma certo non deve trattarsi di un fulmine di guerra. Dopo lo psichedelico pezzo di Aldo Cazzullo   di qualche giorno fa è ancora il quotidiano di Via Solferino a regalarci perle di incompetenza rara.

I fatti. Mitt Romney è in Ohio (come Obama) e durante un comizio mette in guardia gli americani sul rischio di altri quattro anni con The One alla Casa Bianca. I repubblicani del Buckeye State, come è ovvio, fischiano l’ipotesi di rivedere Barack a Pennsylvania Avenue e si spellano le mani quando Romney chiede loro di “votare per amore della propria nazione”. 

E’ una cosa abbastanza semplice da comprendere e molto elementare: se ad un incontro di democratici parli di un repubblicano partono i fischi; stessa cosa, a parti invertite, con i supporters del Gop. 

E’ così chiara la questione che il pezzo del Corriere riesce pure a riportarla. Male, ma ci prova: ” A pronunciare queste parole è stato Mitt Romney, durante un comizio in Ohio, rispondendo ai sostenitori che hanno fischiato quando l’ex governatore del Massachusetts ha ipotizzato le conseguenze di un secondo mandato del democratico.” 

A questo punto, però, viene il bello. Il nostro signor “Redazione Online” deve fare un titolo e nel dubbio spara: Mitt Romney fischiato in Ohio. Esattamente il contrario di quanto accaduto e, paradossalmente, il contrario di quanto scritto nel pezzo stesso. Sindrome bipolare? Semplice distrazione? Malafede?

Non lo sapremo mai. Abbiamo solo una convinzione: lo stato del giornalismo italiano è almeno pari a quello della politica che dovrebbe raccontare. Ed è quindi strutturalmente inadeguato a capire e raccontare cosa accade in un paese serio come gli Stati Uniti. 

UPDATE: Alle ore 05:44 di Milano, il Corriere cambia il titolo in “L’ultima Gaffe di Romney in Ohio”. Per il più importante quotidiano nazionale del nostro paese sostenere che un avversario possa “vincere le elezioni” è evidentemente una cosa molto strana. Forse perché in Italia non siamo abituati a sceglierci il governo attraverso le elezioni. 

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