It’s the Leadership

Dopo aver letto l’ottimo articolo di Federico mi sono venute in mente un paio di cose che secondo me vale la pena di puntualizzare.

Secondo il mio modesto parere alcune letture del voto americano peccano di eccessivo allarmismo quando paventano il sorgere di quella che viene definita una nuova maggioranza permanente.
Anticiperò subito le conclusioni alle quali voglio arrivare: da quello che ho potuto vedere il Partito Repubblicano ha perso perché a guidarlo c’era Mitt Romney che non è riuscito neanche a portare a votare tutto il proprio elettorato di riferimento.
Alcune cose che sottolineerò sono già state riportate da Federico ma le conclusioni a cui arrivo sono un po’ diverse.
Anche se può essere molto noioso secondo me c’è da fare il punto della situazione soprattutto attraverso i freddi numeri sia dei dati reali sia degli exit polls.

Ma andiamo con ordine:

1) Non è solo Obama che ha perso voti.

Obama ha preso 6.845.647 voti in meno rispetto al 2008. Romney dal canto suo è riuscito a perdere più di 800.000 voti rispetto a McCain.
Quindi non so fino a che punto si possa dire che il candidato Repubblicano sia riuscito a recuperare rispetto al 2008 anche perché Obama più che lasciare per strada quasi sette milioni di voti che doveva fare per perdere?

2) Latinos

Certamente è un dato di fatto che il GOP abbia perso appeal fra l’elettorato ispanico ottenendo solo un misero 27% di consensi ma otto anni fa votarono repubblicano il 44% dei latinos quando il loro peso elettorale era dell’8% quindi solo due punti in meno rispetto a quello odierno.
Il punto non è quindi che l’elettorato latino sia andato in massa a votare, il punto è che il partito Repubblicano da Bush in poi non ha saputo più comunicare efficacemente con quella fetta di elettorato.
Per questo vale la pena per un attimo ritornare con la memoria alle primarie Repubblicane quando Romney ebbe la geniale idea di scavalcare a destra Rick Perry sul tema dell’immigrazione. Il governatore del Texas si sarebbe sciolto come neve al sole pochi giorni dopo, l’elettorato latino invece si sarebbe spostato in massa verso il partito Democratico fino alle elezioni.

3) Tre milioni di “registered republican” non si sono recati alle urne.

Forse non sarebbero bastati per vincere ma per il futuro non sarebbe una cattiva idea quella di andarli a ricercare.

4) It’s still the economy.

Secondo me l’economia conta ancora molto nel definire il modo con cui gli americani scelgono chi votare. Il perché è presto detto: per il 59% degli americani l’economia era questione più importante ma Romney è riuscito a convincere soltanto il 51% di questa parte di elettori.
Non solo: il 38% dell’elettorato americano ha scelto il proprio candidato per la capacità di risolvere il problema della disoccupazione e fra questi addirittura il 54% ha scelto Obama.
Ma il dato più eclatante secondo me è questo: il 45% di chi si è recato a votare riteneva l’economia americana in condizioni non buone e, nonostante questo, il 55% ha comunque scelto Obama.
La morale di tutto ciò è che se Romney avesse veramente convinto sull’economia, anche se avesse votato tutto il Messico, alla Casa Bianca ci sarebbe andato il candidato Repubblicano.

5) Romney non segna nemmeno a porta vuota.

Il 13% dei sostenitori del Tea Party ha preferito Obama rispetto a Romney così come il 17% di chi si definisce conservatore ha votato per il Partito Democratico.
Per la serie se non convinci pienamente neppure loro c’è davvero altro da aggiungere?

6) Obamacare

Il 49% di coloro che hanno votato voleva abolire l’Obamacare (contro il 44% che voleva tenersela). Da questi dati, come dai sondaggi effettuati lungo questi anni, emerge il dato abbastanza chiaro di come questa riforma della sanità non sia affatto gradita.
E il candidato del Partito Repubblicano chi era? Quello che l’aveva ideata per primo.
 

Tutto questa raffica di numeri e percentuali per dire cosa?

Per dire che mi sembra abbastanza evidente come Romney abbia fallito clamorosamente nel convincere tanto i conservatori quanto i moderati che le sue idee erano migliori di quelle dell’avversario nonostante la crisi economica che ha continuato ad affliggere gli Stati Uniti durante la presidenza di Obama. 

E in tutto questo a mio avviso la demografia c’entra poco o nulla: i voti dei latini, dei conservatori, dei quasi sette milioni di persone che votarono Obama quattro anni fa si potevano recuperare soltanto con una leadership credibile e non con la versione Repubblicana di John Kerry.